"Piccolo viaggio nell'anima tedesca" Von Zweckgemeinschaften und Männerfreundschaften: Wie die deutsche Sprache Geschichte schreibt |
von Christine Gräbe |
Italiano di Lorenzo Termite |
| Dass
die deutsche Sprache schön sei, hat eigentlich noch nie jemand behauptet.
Die barbarisch harten Laute, die vielen chs und anderen
Halsschmerz-Konsonanten laden nicht recht zu Liebeserklärungen ein.
Und schon gar nicht im Vergleich zum Italienischen, der Sprache der Oper,
der Liebe und der Lebenskunst. Dabei ist die deutsche Sprache eine der
kreativsten überhaupt keine andere Sprache erlaubt einen so
fantasievollen Umgang mit den Wörtern, einen solchen Erfindungsreichtum
bei Wortneuschöpfungen, Lebensabschnittsgefährte etwa
oder Nachmieter, die sich im Italienischen nur umständlich
erklären lassen. Worte wie
Rindfleischetikettierungsüberwachungsaufgabenübertragung gehören sicher nicht zu den schönsten der Gattung dennoch zeigt selbst in diesem Fall die italienische Variante (legge per la ripartizione di compiti sul controllo delle etichettature della carne bovina) das einfache deutsche Prinzip des kreativen Umgangs mit Sprache: Aus zwei (oder mehr) mach eins und du erhältst eine ganz neue, sehr genaue Bedeutung. Ablesbar ist dies auch daran, dass das Italienische über etwa 300.000 Vokabeln, das Deutsche über etwa 100.000 mehr verfügt. Kein Wunder, dass viele der deutschen Wortschöpfungen unübersetzbar sind oftmals bezeichnen sie ganz präzise und vor allem sehr deutsche Phänomene. Vanna Vannuccini und Franca Predazzi lesen an Wörtern wie Feierabend, Vergangenheitsbewältigung oder Quotenfrauen die jüngste deutsche Zeitgeschichte ab und unternehmen dabei eine Kleine Reise durch die deutsche Seele. Nachkriegszeit, Mauerfall und Ost-West-Konflikt, Kultur, Literatur und Politik werden anhand einiger sogar in andere Sprachen integrierten Begriffe wie Weltanschauung oder Zeitgeist erklärt die so erschlossenen Themengebiete sind dabei oft verblüffend und die Zusammenhänge, wie jener zwischen dem wiedervereinigten Deutschland und dem Wort Zweckgemeinschaft, klug beobachtet. Die beiden Auslandskorrespondentinnen von La Repubblica und La Stampa, gehen davon aus, dass die Identität eines Volkes, das die Buchmesse erfunden hat und trotz der hiesigen Lamenti um PISA & Co ein viellesendes und extrem wortgläubiges ist, in besonderer Weise aus Worten gemacht sei. Immerhin haben die Italiener bei PISA noch schlechter abgeschnitten als die Deutschen aber nur das Land der Wissenschaft und der Bildung hat sich das schlechte Ergebnis so zu Herzen genommen, während es in Italien kaum eine Meldung wert war. Vannuccini und Predazzi erklären anschaulich und detailreich, wie Kohl mit Männerfreundschaften Geschichte geschrieben hat, und wie es dazu kam, dass die deutsche Wiedervereinigung weniger eine Liebesbeziehung als vielmehr eine Zweckgemeinschaft hervorgebracht hat. Die beiden italienischen Deutschlandexpertinnen vermeiden zwar auf ihrem Gang durch die wortreiche Geschichte Deutschlands Allgemeinplätze wie die viel beschworene Gemütlichkeit, werden allerdings bei so mancher Datierung und einigen Übersetzungen ungenau. Und was die deutschen Quotenfrauen betrifft, sind die beiden Autorinnen nicht nur ungnädig, sondern schlicht im Irrtum: Der Inbegriff der deutschen Frau sei noch immer die Hausfrau, und jede erwerbstätige deutsche Mutter, die sich Kindern, Küche und Kirche entzieht, eine Rabenmutter, Putzfrauen wegen der Hausfrauenehre eh verpönt, schreiben sie. Es ist sicher richtig, dass gerade die deutsche Mutter ein schweres Erbe zu tragen hat aber gerade im Vergleich zu den italienischen Verhältnissen ist sie ziemlich modern. Immerhin gibt es hier hierzulande Quotenfrauen! Und schließlich genügt ein Blick in die Statistiken, um zu zeigen, dass Deutschland in Sachen Familienpolitik zwar noch lange nicht bei skandinavischen Verhältnissen angekommen, den meisten der südlichen Nachbarn aber doch um einiges voraus ist. Dennoch sind die Ausführungen der beiden ansonsten sehr gut informierten Autorinnen aufschlussreich und reizvoll. Interessant ist der fremde Blick ins eigene Land besonders auch für deutsche Leser. Ganz besonders ist die kurzweilige Lektüre aber allen Italienern und Nicht-Deutschen zu empfehlen, die sich in einer der vielen Disziplinen üben möchten, die hierzulande betrieben werden: Der Landeskunde im besten Sinne.
Vanna Vannuccini und Francesca Predazzi: Piccolo viaggio nellanima tedesca, Mailand: Feltrinelli 2004, 144 Seiten. |
Nessuno
ha mai affermato che la lingua tedesca sia bella. I duri suoni barbarici,
le molte chs e luso di consonanti che fanno venire il mal
di gola non inducono certo a dichiarazioni damore per il tedesco. Men
che meno, poi, se paragonato allitaliano, la lingua dellopera,
dellamore e dellarte. Il tedesco è comunque una delle
lingue più creative in assoluto e come nessunaltra permette
un approccio ricco di fantasia alluso delle parole: una spiccata ricchezza
immaginativa nel coniare neologismi che rende complicato chiarire il significato
di termini come Lebenabschnittgefährte (compagno di una parte
della vita) o anche solo Nachmieter (affittuario subentrato) in italiano.
Parole come Rindfleischetikettierungsüberwachungsaufgabenübertragung non appartengono sicuramente alle più belle dellidioma tedesco. La traduzione italiana di questa parola (legge per la ripartizione di compiti sul controllo delle etichettature della carne bovina) mostra il semplice principio tedesco di creatività linguistica: di due o più parole se ne fa una sola, completamente nuova, con un significato estremamente preciso. Una riprova di ciò la si ritrova nel fatto che litaliano dispone di circa 300.000 vocaboli e il tedesco ne ha 100.000 in più. Non cè da stupirsi che molti dei neologismi tedeschi siano intraducibili indicando spesso fenomeni molto precisi e tipicamente tedeschi. Vanna Vannuccini e Franca Predazzi leggono in parole come Feierabend (la parte del giorno che rimane dopo il lavoro), Vergangenheitsbewältigung (il superamento dei traumi del passato) oppure Quotenfrauen (la normativa sulla rappresentanza femminile nel pubblico impiego) la più recente storia della Germania intraprendendo un piccolo viaggio nellanima tedesca. Termini come dopoguerra, caduta del muro, conflitto est-ovest, cultura, letteratura e politica sono interpretati nel libro assieme ad altri comuni anche ad altre lingue come Weltanschauung o Zeitgeist: argomenti di tale vastità da lasciare sbalorditi per i collegamenti, come quelli sagacemente osservati tra wiedervereinigtes Deutschland (Germania riunificata) e Zweckgemeinschaft (unione di convenienza). Entrambe le corrispondenti estere di La Repubblica e La Stampa sostengono che lidentità del popolo tedesco si basa in particolar modo sulle parole. Un popolo che ha inventato la fiera del libro e si rivela estremamente portato e propenso alla lettura, nonostante le lagnanze su PISA & Co. Nella valutazione dellindagine PISA, ad ogni buon conto, gli studenti italiani sono risultati ben peggiori dei tedeschi, ma solo il paese della scienza e dellistruzione ha preso veramente a cuore un tal esito della ricerca, mentre in Italia non è parso degno neanche di menzione. Vannuccini e Predazzi chiariscono efficacemente e dettagliatamente come grazie alle Männerfreundschaften (amicizie tra uomini) Helmut Kohl abbia scritto la storia e come la riunificazione tedesca sia risultata molto più ununione di convenienza che un rapporto damore. Nel loro percorso attraverso il ricco vocabolario della storia tedesca le due italiane, profonde conoscitrici della Germania, se da una parte evitano luoghi comuni come la sempre declamata Gemütlichkeit (intimità), diventano a volte imprecise in alcuni riferimenti temporali e in alcune traduzioni. Riferendosi alla già citata Quotenfrauen le autrici non solo sono impietose, ma cadono anche decisamente in fallo: a loro parere la quintessenza della donna tedesca, tra figli, cucina e chiesa, sarebbe ancora la casalinga, ogni madre tedesca che si reca al lavoro sarebbe una madre snaturata e la donna delle pulizie, che viola lonore della casalinga, in ogni caso proibita. È certamente vero che proprio le madri tedesche sono portatrici di una pesante eredità, ma giusto se confrontate con la situazione italiana risultano piuttosto moderne, in Germania cè pur sempre la Quotenfrauen! È poi sufficiente dare unocchiata alle statistiche per dimostrare che la Germania, benché non ancora paragonabile ai paesi scandinavi, in fatto di politica familiare è comunque abbastanza avanzata rispetto alla maggior parte dei paesi sud-europei. Ciononostante le spiegazioni e interpretazioni delle due autrici, molto ben informate, risultano sempre istruttive e stimolanti. La lettura è di particolare interesse per i tedeschi che vogliano rendersi conto di come il proprio paese viene percepito da uno straniero, mentre è estremamente consigliabile per tutti gli italiani e non-tedeschi che si vogliano esercitare in una delle tante discipline che viene praticata qui in Germania: lo studio della civiltà nel senso più vasto del termine.
Vanna Vannuccini e Franca Predazzi: Piccolo viaggio nellanima tedesca. Feltrinelli 2004, 144 pagine. |