Cinema italiano d'autore: PERDUToAMOR Das italienische Autorenkino gewinnt einen neuen Regisseur: Franco Battiato |
von Gabriele Pommerenke |
Italiano di Claudio Paroli |
| Perduto
Amor: ein Déjà-vu auf der italienischen Filmszene? Wir
sahen bereits einen Musiker (Luciano Ligabue), der Filme dreht (zuletzt:
Da zero a dieci), sehr persönliche Kindheits- und Jugenderinnerungen
filmisch aufbereitet in Fellinis Amarcord und auch die gefühlvolle
Reflexion einiger Jahrzehnte der jüngeren italienischen Vergangenheit
in Giordanas La meglio gioventù. Obwohl die genannten Vergleiche
und Parallelen sich anzubieten scheinen, ist Perduto Amor ein Film
sui generis.
Der erste Film des 1945 in Catania geborenen italienischen Liedermachers Franco Battiato, dem demnächst ein zweiter (Musikante) über die letzten Tage im Leben Beethovens folgen soll, verführt dazu, als Autobiographie interpretiert zu werden, was Battiato jedoch entschieden von sich weist. Eine regelrechte nacherzählbare Handlung kann Perduto Amor nicht vorweisen. Wir sehen Erinnerungsbilder und Momentaufnahmen einer Kindheit und Jugend auf Sizilien in den fünfziger und sechziger Jahren und aus den ersten Lebensjahren des jungen Erwachsenen, der in den späteren sechziger Jahren in Mailand lebt. Ettore Corvaja heißt dieser künstlerisch begabte Protagonist, dessen Werdegang die Musik und die Schriftstellerei bestimmen. Die Musik übernimmt dementsprechend eine zentrale Rolle. Sogenannte E- und U-Musik treten mit selbstverständlicher Gleichberechtigung auf. Stücke von Bach, Mozart, Strauß, Brahms, César Franck stehen neben dem Itsy bitsy teenie weenie Honolulu-Strand-Bikini oder Siegertiteln des Schlagerfestivals von Sanremo. Jedes dieser banalen oder wertvollen Musikstücke evoziert und charakterisiert eine bestimmte Erinnerung aus dem Leben des Ettore Corvaja. Der gesamte Film besteht aus einer Abfolge solcher auf Musiktiteln beruhenden Evokationen. Manchmal ironisch, immer aber zugleich sehnsüchtig und mit liebevoller Nachsicht tastet Battiato die Szenen aus der Vergangenheit ab, wobei er ebenso wenig wie die sprunghafte assoziative Erinnerung konsequent chronologisch vorgeht. Perduto Amor erzählt also keine handlungsträchtige Geschichte, sondern illustriert vielmehr das Heranwachsen und motiviert die geistige Entwicklung seines Protagonisten. In einigen Passagen tritt dieser zugunsten einer eher allgemeinen Darstellung der Atmosphäre an den jeweiligen Schauplätzen auf Sizilien oder in Mailand zurück, so dass der Film nahezu zu einem Sittengemälde wird, ohne aber mit seinen so offensichtlich subjektiv ausgewählten Bildern und Szenen Anspruch auf Realismus zu erheben. Lediglich in weitestem Sinn könnte Perduto Amor als autobiographisch bezeichnet werden, da eben Battiato die Filmsequenzen erdachte (erinnerte?), auswählte und inszenierte. Der Titel des Films, der einen einst von Salvatore Adamo interpretierten Schlager zitiert, muss durchaus als programmatisch eingestuft werden, denn er verweist nach Aussage von Battiato auf »all das, was wir von der Schönheit unserer Existenz verlieren«. Perduto Amor besteht aus zwei Teilen, die auf denselben filmischen Erzählprinzipien beruhen und deshalb seine Einheitlichkeit nicht beeinträchtigen. In den sizilianischen Szenen sehen wir vorzugsweise warme und kräftige Farben, die die grundsätzliche Geborgenheit dieser Kindheit unterstreichen, während das kalte, aber auch unruhige und aufregende Mailand überwiegend in dunklen Grautönen gezeigt wird. Hier macht Ettore seine ersten komplexen und verunsichernden Erfahrungen mit der Protestbewegung, Drogen und fernöstlichen Geistesströmungen à la mode. Dort, wohin er wegen der Musik aufgebrochen war, erkennt er seine eigentliche Berufung, das Schreiben. Warum er sich allerdings gerade dem Tagebuch eines Insektes widmet, bedürfte einer umfassenderen Interpretation. Bedauerlicherweise sind die komplexen Erfahrungen in Mailand teilweise allzu plakativ dargestellt, was insbesondere im Gegensatz zu den beeindruckenden und überzeugenden sizilianischen Szenen auffällt. Mailand verkörpert zwar das gelobte Land, in dem sich Ettores Träume verwirklichen, die Wurzeln seiner künstlerischen Begabung liegen jedoch auf Sizilien. Nach der Veröffentlichung seines ersten Buches im Stile des gruppo 63 kehrt er folgerichtig nach Sizilien, in das Haus des Mentors seiner Jugend, Tommaso Pasini, eines distinguierten und überaus gebildeten Adligen, zurück. So schließt sich der Kreis des Filmes nicht ohne Pathos mit den Worten von Manlio Sgalambro, der nicht nur Autor vieler Liedtexte Battiatos, sondern auch Co-Autor des Filmdrehbuchs ist, der in der Schlussszene erklärt, dass diese Insel ihre Söhne nicht loslässt, sie früher oder später einem ungeschriebenen Zugehörigkeitsgesetz entsprechend für sich zurückfordert. |
Perduto
Amor: un déjà-vu del cinema italiano? Abbiamo già
visto un musicista (Luciano Ligabue) che gira dei film (ultimamente Da
zero a dieci), un regista come Fellini che in Amarcord ricorda
la sua infanzia e gioventù, come pure sensibili riflessioni su alcuni
decenni del più recente passato italiano in La meglio gioventù
di Giordana. Ma sebbene tali precedenti sembrino offrire spunti per fare
dei confronti e cercare analogie, Perduto Amor resta un film sui
generis.
La prima pellicola del cantautore Franco Battiato, nato a Catania nel 1945, cui prossimamente seguirà la seconda (Musikante) incentrata sugli ultimi giorni di vita di Beethoven, si presta a essere interpretata come autobiografica, ma lautore lo nega decisamente. Perduto Amor non è una storia narrabile secondo i canoni classici. Nel film scorrono immagini ricordo: sono le istantanee di una infanzia e di una gioventù nella Sicilia degli anni Cinquanta e Sessanta, cui fanno seguito i primi anni del giovane ormai maturo che vive a Milano alla fine degli anni Sessanta. Il protagonista, Ettore Corvaja, è dotato di talento artistico e il suo futuro viene determinato dalla musica e dallo scrivere. È la musica, di conseguenza, che assume un ruolo centrale nel film e classica e leggera si presentano con una parità di diritti più che ovvia. Pezzi di Bach, Mozart, Strauss, Brahms e César Franck vengono così affiancati a Itsy bitsy petit bikini e alle canzonette che vincono il Festival di Sanremo. Ognuno di questi brani musicali, banali o di pregio, evoca un particolare ricordo nella vita di Ettore Corvaja, lintero film è un susseguirsi di evocazioni che si basano su pezzi musicali. A volte in modo ironico, ma sempre con nostalgia e allo stesso tempo con amorevole riguardo, Battiato sfiora le scene del passato procedendo in modo poco coerentemente cronologico, esattamente come nei salti fra i ricordi associativi. Perduto Amor, dunque, non racconta una storia ricca di colpi di scena, ma illustra soprattutto il farsi uomo del suo protagonista motivandone lo sviluppo mentale. In alcuni passaggi ciò lascia il campo a una presentazione piuttosto generale dellatmosfera nelle diverse ambientazioni siciliane e milanesi e il film diventa quasi una rappresentazione pittorica, pur non avendo pretese di realismo grazie alla scelta decisamente soggettiva di scene e immagini. Perduto Amor potrebbe essere considerato autobiografico solo in senso molto lato, in quanto è Battiato colui che ha ideato (ricordato?), scelto e messo in scena le sequenze del film. Il titolo, nientaltro che la citazione di una canzone interpretata anni fa da Adamo, va letto senzaltro come un programma e si riferisce secondo una citazione di Battiato stesso a «tutto ciò che perdiamo della bellezza della nostra esistenza». Perduto Amor è suddiviso in due parti, che si basano però sugli stessi principi narrativi e non ne inficiano quindi lunitarietà. Nelle scene girate in Sicilia si vedono preferibilmente colori caldi e forti, che sottolineano la sostanziale sicurezza di quella infanzia, mentre la fredda e allo stesso tempo turbolenta nonché eccitante Milano viene mostrata prevalentemente con tonalità grigie. È qui che Ettore vive le sue prime complesse e inquietanti esperienze con il movimento di protesta, le droghe e le tendenze orientali di voga in quegli anni. Ed è in questi luoghi, dove si era recato per via della musica, che scopre il suo vero talento, quello letterario. Per quali ragioni si dedichi peraltro proprio al Diario di un insetto necessiterebbe approfondite interpretazioni. Ci rincresce solamente che le complesse esperienze vissute a Milano vengano in parte rappresentate in modo poco differenziato e approfondito, e non risultino così impressionanti e convincenti come le scene siciliane. Milano impersonifica senza dubbio la terra promessa in cui si realizzano i sogni di Ettore, ma le radici del suo talento restano tuttavia in Sicilia. Dopo la pubblicazione del suo primo libro, nello stile del gruppo 63, il protagonista torna dunque in Sicilia, nella casa dellistitutore della sua gioventù Tommaso Pasini, un nobile signore sommamente colto. E così si chiude il cerchio del film, con una buona dose di pathos e una frase di Manlio Sgalambro non solo paroliere di molti brani di Battiato ma anche coautore della sceneggiatura del film che spiega come questisola non lasci sfuggire i suoi figli ma, secondo una legge di appartenenza mai scritta, li richiami prima o poi alle proprie origini.
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