Calabria: quale ambiente?

Kalabriens Tourismus auf der Suche nach dem ökologischen Profil

 
di Manuela Fragale
Deutsch von Gabriele Pommerenke
La punta dello Stivale affida le sorti dell’economia al turismo e guarda con fiducia allo sviluppo eco-compatibile, ma tende a “nascondere la polvere sotto al tappeto”.

La Regione Calabria ha aderito al Recep, la rete degli enti locali e regionali per l’attuazione della Convenzione europea del paesaggio, impegnandosi a promuovere e a stimolare la politica del paesaggio inteso come risorsa da valorizzare e salvaguardare. L’auspicio formulato dall’ente è duplice: che presto anche i Comuni e le Province aderiscano al Recep, che si giunga in tempi brevi alla stipulazione della Carta calabrese del paesaggio. Le linee guida della pianificazione territoriale, recentemente approvate dalla Giunta regionale e in attesa di approvazione in sede consiliare, contengono un paragrafo specifico dedicato al Ponte sullo Stretto, definito «opera incompatibile e inutile dal punto di vista economico e trasportistico»; al suo posto, la Regione rilancia la proposta di costituzione di un Laboratorio per l’area dello Stretto, capace di esaltare – in una prospettiva squisitamente mediterranea – i valori culturali, storici, paesaggistici, ambientali.

Fa discutere, invece, il progetto Paesaggi & Identità presentato dalla Regione Calabria nei giorni scorsi, che entro 18 mesi permetterà di effettuare le scelte definitive di intervento sugli “eco-mostri”. Si tratta di un piano organico che potrebbe portare a diverse soluzioni di intervento sugli immobili e sulle opere che deturpano il paesaggio: dalla demolizione alla ristrutturazione, al riuso. Ma con il riuso, il mostro resterebbe tale!

Il mare calabrese, almeno il Tirreno, non fa gola ai turisti. Dopo le scuse ufficiali del presidente della Regione, Agazio Loiero, al termine dell’estate 2005 caratterizzata da un mare insolitamente sporco e poco balneabile, ci si prepara a tuffi in acque velenose. È il 17 gennaio 2006 quando si sparge la notizia in forma ufficiale: la Procura di Paola – uno dei maggior centri sulla costa tirrenica cosentina – sta indagando su due misteriosi “elementi sommersi”. Il primo si trova a Cetraro (circa 15 km più a nord), a circa 4-5 miglia dalla costa e a 400 metri di profondità; l’altro di fronte a Belvedere (altri 15 km circa a nord), a circa 10 miglia dalla costa e a 500 metri di profondità. Il primo – stando alle rilevazioni effettuate dalla società Bluetech – è una nave lunga tra gli 88 e i 100 metri, larga tra i 15 e i 20 metri, squarciata nel mezzo, attorniata da una massa scura indefinita che certamente non è di natura liquida (il sonar utilizzato nelle indagini non è in grado di rilevare i liquidi); il secondo è un corpo estraneo, probabilmente un’altra nave, assente nelle rilevazioni effettuate nel 1992, ma classificato durante l’anno seguente come “relitto misterioso”. Già si pensa a possibili intrecci con un caso finito in prima pagina. Nel dicembre 1990, sulla spiaggia di Amantea (27 km a sud di Paola), si arenò la nave Jolly Rosso, densa di misteri riguardanti lo smaltimento di rifiuti tossici nei fondali calabresi avvenuto tra gli anni Ottanta e Novanta. Ad avvalorare le ipotesi contribuiscono sia le indagini effettuate dalla Procura di Reggio Calabria sia le rivelazioni di un collaboratore della giustizia in merito a un traffico internazionale di armi e di scorie radioattive con smaltimento nel Tirreno cosentino. Il “pentito” ha affermato che nel 1992, nell’arco di un paio di settimane, furono affondate tre navi. Precisamente, la Yvonne A, che conteneva centocinquanta bidoni di fanghi, la Cunski, che trasportava centoventi bidoni di scorie radioattive e la Voriais Sporadais con settantacinque bidoni di varie sostanze tossico-nocive. A suo dire, inoltre, sarebbero stati una trentina i natanti, carichi di veleni, fatti inabissare di fronte alla costa calabrese. Se le dichiarazioni del pentito sono veritiere, è logico presumere che i veleni riscontrati nei fondali calabresi siano fuoriusciti dalle navi misteriose. C’è poco da meravigliarsi, quindi, se già nel rapporto annuale intitolato Mare Monstrum 2003, redatto da Legambiente, è stata puntualizzata la strana presenza di metalli pesanti – in particolare cromo, cadmio, mercurio e piombo – nel Tirreno cosentino, in corrispondenza di zone caratterizzate dall’assenza di fabbriche inquinanti. Mentre si prevedono accertamenti specifici da parte degli inquirenti, le navi dei veleni approdano in Parlamento: il partito dei Verdi ha inviato un’interrogazione a risposta scritta ai ministri dell’Ambiente, della Salute, dell’Interno, degli Affari esteri. Il Tirreno si rivela, dunque, un mare pericoloso per la salute.

Per fortuna la situazione appare rassicurante almeno sulle rive dello Ionio cosentino. E qui è anche possibile conoscere la Calabria più riservata e timida. Monasteri basiliani, eremi bizantini immersi nella macchia mediterranea, sentieri che conducono a vecchie e dimenticate miniere d’argento, castelli da favola, parchi archeologici, piccoli borghi ormai disabitati a causa della massiccia emigrazione. Tra mare e montagna, sul versante orientale, c’è ancora tanto da scoprire; in attesa che venga fatta chiarezza sui veleni restano dunque tante altre zone incontaminate per i visitatori culturalmente interessati e per chi ama la natura.

Die Spitze des Stiefels legt ihr wirtschaftliches Schicksal in die Hände der Touristen und blickt zuversichtlich auf eine umweltverträgliche Entwicklung, neigt aber dazu, den Schmutz unter den Teppich zu kehren.

Die Region Kalabrien ist der Recep beigetreten, dem Netz der örtlichen und regionalen Organe für die Umsetzung der europäischen Landschafts-Konvention, und bemüht sich, Landschaftspolitik ins Bewusstsein zu rücken und voranzutreiben, wobei Landschaft als wertvolle und schutzbedürftige Ressource gesehen wird. Die Region hat eine doppelte Perspektive formuliert: dass bald auch die Gemeinden und Provinzen der Recep beitreten; und dass man kurzfristig zur Ratifizierung des kalabrischen Landschaftsvertrags kommt. Die Leitlinien der Flächennutzungsplanung, die kürzlich von der Regionalverwaltung beschlossen wurden und zur Abstimmung im Regionalparlament anstehen, enthalten einen speziellen Absatz zur Brücke über die Straße von Messina, der Meerenge zwischen Kalabrien und Sizilien, einem Projekt, welches als „unverträglich und nutzlos unter wirtschaftlichen und Transport-Aspekten“ eingestuft wird.

Stattdessen bekräftigt die Region den Vorschlag, einen Kompetenz-Pool für das Gebiet der Meerenge einzurichten, der in der Lage wäre, aus einer speziell mediterranen Sichtweise ihre kulturellen, historischen, landschaftlichen und ökologischen Werte herauszuarbeiten. Anlass zur Diskussion gibt dagegen das Projekt „Landschaften und Identität“, das von der Region in den letzen Tagen präsentiert wurde, und das es erlaubt, innerhalb von 18 Monaten die endgültigen Entscheidungen über das Vorgehen bei den „Öko-Monstren“ zu treffen. Es handelt sich um ein organisches Programm, das zu unterschiedlichen Lösungen für Wohngebäude und andere Bauwerke führen könnte, welche die Landschaft verunstalten: vom Abbruch bis zur Umgestaltung, zur Konversion. Mit der Konversion aber bliebe das Monstrum am Leben!

Das kalabrische Meer, zumindest der tyrrhenische Teil, lässt die Herzen der Touristen nicht gerade höher schlagen. Nach den offiziellen Entschuldigungen des Präsidenten der Region, Agazio Loiero, am Schluss der Saison 2005, die von einem ungewohnt verschmutzten Meer mit schlechter Badequalität gekennzeichnet war, bereitet man sich auf den Sprung in giftige Gewässer vor. Es ist der 17. Januar 2006, als die Nachricht von offizieller Seite verbreitet wird: die Staatsanwaltschaft von Paola – einem der größeren Zentren an der tyrrhenischen Küste im Bereich Cosenza – hat Untersuchungen über zwei geheimnisvolle „Untersee-Elemente“ aufgenommen. Das eine befindet sich bei Cetraro (circa 15 km nördlich), etwa 10 Meilen vor der Küste und in 400 m Tiefe; das andere vor Belvedere (noch mal etwa 15 km weiter nördlich), etwa 15 Meilen vor der Küste und in 500 m Tiefe. Das erste ist – nach den Untersuchungen der Firma Bluetech – ein Schiff von einer Länge zwischen 88 und 100 m und einer Breite zwischen 15 und 20 m, in der Mitte auseinandergebrochen und umgeben von einer unbestimmten dunklen Substanz, die sicher nicht flüssiger Natur ist (der bei den Untersuchungen verwendete Ultraschall ist nicht in der Lage, Flüssigkeiten zu erkennen); der zweite Fremdkörper ist wahrscheinlich ein anderes Schiff, das bei den Untersuchungen von 1992 (noch) fehlte, aber im folgenden Jahr eingestuft wird als „geheimnisvolles Relikt“. Natürlich denkt man an eine mögliche Verbindung mit einer Angelegenheit, die es auf die Titelseiten schaffte. Im Dezember 1990 lief am Strand von Amantea (27 km südlich von Paola) die Jolly Rosso auf Grund, umwittert von Geheimnissen bezüglich der Entsorgung toxischen Mülls in den kalabrischen Küstengewässern während der 80er und 90er Jahre. Zur Konkretisierung der Hypothesen tragen sowohl die Untersuchungen der Staatsanwaltschaft von Reggio Calabria bei als auch die Enthüllungen eines Kronzeugen der Justiz bezüglich eines internationalen Handels mit Waffen und Verklappung radioaktiven Mülls im tyrrhenischen Meer bei Cosenza. Der „Aussteiger“ behauptete, dass 1992 innerhalb von ein paar Wochen drei Schiffe versenkt wurden. Genauer gesagt, die Yvonne A, welche 150 Fässer mit Schlamm enthielt, die Cunski, welche 120 Fässer mit radioaktivem Müll transportierte und die Voriais Sporadais mit 65 Fässern unterschiedlichen toxischen Inhalts. Nach seiner Darstellung seien es im übrigen etwa 30 mit Giften beladene Schiffe, die vor der kalabrischen Küste auf Grund gesetzt wurden. Wenn die Erklärungen des Aussteigers der Wahrheit entsprechen, ist es logisch anzunehmen, dass die in den kalabrischen Küstengewässern vorgefundenen Gifte aus den mysteriösen Schiffen stammen. Man braucht sich also nicht sehr zu wundern, wenn schon im Jahresbericht namens „Mare Monstrum 2003“, herausgegeben von der italienischen Umweltorganisation Legambiente, eindeutig das unnatürliche Vorkommen von Schwermetallen im tyrrhenischen Meer festgestellt wird – im einzelnen Chrom, Cadmium, Mercurium und Blei, und das in einem Gebiet ohne Fabriken mit Schadstoffausstoß ... Während bestimmte Ergebnisse von Seiten der Untersuchungsbehörden abzuwarten sind, landen die Giftschiffe im Parlament: die Partei der Grünen hat in ihrer Anfrage einen schriftlichen Untersuchungsbericht der Ministerien für Umwelt, Gesundheit, des Inneren und des Äußeren gefordert. Das tyrrhenische Meer erweist sich mithin als Gefahr für die Gesundheit.

Beruhigend erscheint im Cosentinischen die Situation zum Glück wenigstens an den Küsten des Ionischen Meers. Und hier ist es sogar möglich, ein sehr zurückgezogenes und verhaltenes Kalabrien kennen zu lernen. Basilianische Klöster, in den mediterranen Buschwald eingebettete byzantinische Einsiedeleien, Pfade, die zu alten, vergessenen Silberminen führen, Märchenburgen, archäologische Parks und kleine Weiler, die nunmehr leer stehen aufgrund der massiven Landflucht. Zwischen Meer und Gebirge im östlichen Ausläufer gibt es noch viel zu entdecken; während man einerseits abwarten muss, wann über die Gifte Klarheit geschaffen wird, warten eben auch viele unbelastete Gebiete auf kulturell interessierte und naturverbundene Besucher.