Paola Capriolo

Una scrittrice italiana nota anche in Germania

 
di Donatella Brioschi
Deutsch von Danielle Kühne
All’interno del panorama letterario italiano, Paola Capriolo sembra essere molto distante dal genere cosiddetto “cannibale” o “ermetico” appartenente a questi ultimi anni. D’altronde fin dalla sua prima raccolta di racconti La grande Eulalia, pubblicata da Feltrinelli nel 1988, si avverte la presenza di una attenta lettura dei classici, da Goethe a Musil, da Kafka a Dostoevskij, oltre ad una profonda attitudine all’uso del linguaggio. «L’indeterminatezza dei luoghi e dei tempi è una parte fondamentale, come anche la falsità dei nomi mi appare quasi indispensabile per “la verità” del personaggio. L’artificialità è indispensabile per la verità dello scenario. In quasi tutte le mie opere c’è una tendenza alla “teatralizzazione”», sostiene l’autrice.

In Vissi d’amore, pur non discostandosi dall’impianto originale, la scrittrice riprende la celebre opera di Giacomo Puccini, pur approfondendo e trasformando le motivazioni di Scarpia: questi appare uomo debole e impotente, si direbbe quasi indifeso, mentre Tosca è ancora più maliarda e intrigante nei suoi sottili tentativi di salvare il maestro Cavaradossi da morte sicura. Scarpia e Tosca combattono un gioco sensuale, in cui la tensione e il ritmo permangono con determinata costanza fino alla fine. E quando nella camera della tortura nasce una storia d’amore, entrambi riconoscono che l’annientamento, così tanto cercato, altro non è che passione a lungo sopita.

I quattro racconti di La grande Eulalia paiono svolgersi in un tempo indefinito, privo di spazio e ricco di simbologie. Forte è la presenza della natura, anche nel momento in cui non vi è cura alcuna nel dettaglio e in ugual modo i contorni, proprio come avviene spesso nella realtà, emergono con poca trasparenza. I protagonisti sono accomunati da un destino che li rende completamente sottomessi a una forza, a una persona, a un’idea; a nulla vale pertanto il tentativo di ribellarsi. Il solo modo per trovare la pace è consegnarsi alla morte. Se si potesse dare un colore a questo libro verrebbero in mente i toni marci dell’autunno o il grigiore dell’inverno, il passaggio dalla vita alla morte, la parabola dell’uomo che lotta con tutte le sue forze per sconfiggere il male, o meglio, l’attrazione per il mistero, l’insondabile. E la resa dignitosa di fronte agli eventi, alle forze che trascinano verso il basso.

In Il nocchiero l’affascinante ombra di una donna cattura l’interesse di un giovane. Ma sono solo una mano e un bracciale che lui cerca con affanno attraverso le vetrate di un albergo, poiché altro non ha visto. Eppure, questo gli basta per trasformare la sua vita in un’ossessione: partendo da quell’immagine tutto si confonde e l’uomo va incontro a una fine lenta e inevitabile. La vicenda si svolge all’interno dei sentimenti e delle emozioni, non è necessario sapere dove o quando. E non importa neanche che sia verosimile. La corrente ci trasporta in una fiaba: si capisce fin dall’inizio che deve rimanere tale per non rompere l’incanto delle atmosfere e delle tensioni create appositamente.

Diverso, invece, appare il romanzo Il doppio regno con un titolo ripreso da un verso di Rainer Marie Rilke. «Doveva chiamarsi L’onda – come ha raccontato una volta l’autrice – ma lo svolgersi della trama mi ha convinta a cambiare idea». Una donna rischia di essere travolta da un’onda gigantesca, fugge dalla spiaggia e si ritrova in uno strano albergo dove camerieri, i cui volti ricordano i pesci, si muovono in un ambiente surreale, e l’intera situazione ha l’apparenza di un enorme labirinto senza uscita. A poco a poco subentra l’abitudine e l’affezione per quel luogo tanto simile al nulla, mediante la perdita della memoria del mondo esterno e della vita reale: segna l’inizio di un viaggio all’interno dell’Io.

Tutto il suo lavoro è giudicato, come sempre, in modo controverso dalla critica. Alcuni le attribuiscono un tono molto decadente e rarefatto, altri la ritengono un autrice di buon talento e con una scrittura molto curata. Nel 2000 da Il Gigante, uno dei quattro racconti de La grande Eulalia, è stato tratto il film L’ombra del gigante con Margherita Buy. Resta un punto interrogativo: l’accoglienza del pubblico.

Come spesso succede è preferibile lasciarsi andare alla fantasia, che Capriolo sa tanto bene esortare, piuttosto che cadere nell’infelice tranello di una trama riduttiva e spesso lontana dallo spirito del testo originale. Come disse Moritz, duca di Sassonia, prima di morire «... il bel sogno è finito», ma in certi casi si può evitare.

In der italienischen Literaturlandschaft müssen wir Paola Capriolo allem Anschein nach weit entfernt von der sogenannten „kannibalischen“ oder „hermetischen“ Gattung der letzten Jahre ansiedeln (ein Vertreter der kannibalischen Gattung ist z.B. Niccolò Ammaniti). Schon seit ihrem ersten Erzählungsband „La grande Eulalia“ (1988 bei Feltrinelli veröffentlicht) beeindrucken bei Paola Capriolo ihre profunde Kenntnis der Klassiker von Goethe bis Musil, von Kafka bis Dostoevskij sowie auch ihre Tiefgründigkeit im Umgang mit der Sprache. Die Autorin behauptet folgendes: »Räumliche und zeitliche Unbestimmtheit sind grundsätzlich; die Beliebigkeit der Namen scheint mir unentbehrlich in Hinblick auf das Wahre der Person. Die Echtheit der Szenerie darf der Künstlichkeit nicht entbehren. In fast allen meinen Werken gibt es eine Tendenz zur Theatralisierung.«

In „Vissi d’amore“ nimmt die Autorin Puccinis berühmte Oper wieder auf, ohne sich vom Original zu weit zu entfernen; sie vertieft die Oper und ändert Scarpias Motivationen. Scarpia erscheint bei ihr schwach und ohnmächtig, sozusagen wehrlos, während sich Tosca in ihren ausgeklügelten Versuchen, den Meister Cavaradossi vor einem unvermeidlichen Tod zu retten intriganter, ja geradezu faszinierend zeigt. Scarpia und Tosca lassen sich auf ein sinnliches Gefecht ein, in welchem Spannung und Rhythmus bis zum Ende durchgängig erhalten bleiben. Als eine Liebesgeschichte in der Folterkammer entsteht, erkennen beide, dass die ersehnte Vernichtung nichts Anderes ist als eine lang unterdrückte Leidenschaft.

Die vier Erzählungen in „La grande Eulalia“ scheinen sich in einer unbestimmten Zeit abzuspielen, ohne Raum, symbolträchtig. Die Natur ist stark gegenwärtig, auch wenn sie niemals so detailliert beschrieben wird. Auf ähnliche Weise erscheint wie auch so oft in der Wirklichkeit mit nur wenig Transparenz die Umgebung. Die Protagonisten sind an ein Schicksal gebunden, das sie einer Macht, einer Person, einer Idee völlig unterwirft. Versuche, sich aufzulehnen, sind vergeblich. Der einzige Ausweg, Frieden zu finden, besteht darin, sich dem Tod anzuvertrauen. Könnten wir diesem Buch Farben zuschreiben, fielen uns die faulenden Farbtönungen des Herbstes oder das winterliche Grau ein; der Übergang vom Leben zum Tode, die Parabel des Menschen, der mit aller Kraft darum ringt, das Böse zu besiegen, oder auch die Anziehungskraft des Geheimnisvollen, des Rätselhaften. Es ist die würdevolle Kapitulation vor den Ereignissen, den Kräften, die nach unten ziehen.

In „Il nocchiero“ ist es der faszinierende Schatten einer Frau, der die Aufmerksamkeit eines Jugendlichen fesselt. Aber hinter den Glaswänden eines Hotels hält er nur beklommen Ausschau nach einer Hand und nach einem Armband, denn von dieser Frau sah er bisher nichts Anderes. Das genügt aber schon, um sein Leben zur Qual zu machen. Durch diese Vision gerät alles durcheinander und der Jüngling geht langsam, aber unerbittlich auf sein Ende zu. Dies geschieht innerhalb der Gefühlswelt. Zu wissen, wo und wann all dies geschieht, ist nicht notwendig. Die Plausibilität der Handlung ist ebenfalls unwichtig. Der Handlungsverlauf entführt uns in ein Märchen. Wir verstehen sofort, dass es so sein muss, um den Zauber der Atmosphäre und der absichtlich erzeugten Spannung nicht zu zerstören.

Anders erscheint der Roman „Il doppio regno“, dessen Titel einem Gedicht von Rilke entnommen ist. »Es sollte „Die Welle“ heißen, aber die Handlung hat mich davon überzeugt, meine Meinung zu ändern«, erzählte die Autorin einmal. Eine Frau läuft hier Gefahr, von einer riesigen Welle mitgerissen zu werden; sie rettet sich fluchtartig vom Strand und findet sich in einem seltsamen Gasthaus wieder, wo die Kellner, deren Gesichter an Fische erinnern, sich mitten in einer surrealen Atmosphäre bewegen. Das Ganze erinnert an ein riesiges Labyrinth ohne Ausgang. Durch den Verlust des Realitätssinns folgt nach und nach ein Gefühl der Vertrautheit, der Zuneigung für diesen unvergleichlichen Ort. Es kennzeichnet den Beginn einer Reise ins Innere.

Schon immer war das Werk von Paola Capriolo sehr umstritten.. Einige Kritiker schreiben ihr einen dekadenten, geradezu reduzierten Stil zu. Andere meinen, sie sei begabt und ihre Sprache sehr gepflegt. Im Jahr 2000 wurde „Il gigante“, eine der Erzählungen aus „La grande Eulalia“, mit Margherita Buy verfilmt; der Film heißt „Der Schatten des Giganten“. Bleibt die Frage: Wie wurde der Film tatsächlich vom Publikum aufgenommen? Wie so oft, ist es besser, sich von der Fantasie leiten zu lassen, einer Fantasie, die Paola Capriolo sehr gut zu stimulieren versteht, anstatt in die Falle einer verkürzten Handlung zu geraten, die meistens vom Gehalt des Originaltextes weit entfernt ist. Moritz, Herzog von Sachsen, sagte kurz vor seinem Tod: »... der schöne Traum ist zu Ende« – in manchen Fällen ist er vermeidbar.


Breve biografia    -   Kurze Biographie

Paola Capriolo, nata a Milano nel 1962, scrive sulle pagine culturali del Corriere della Sera e svolge attività di traduttrice. Con La grande Eulalia ha vinto nel 1988 il Premio Giuseppe Berto, nel 1989 con Il nocchiero il Premio Selezione Campiello, nel 1991 ha ottenuto a Monaco di Baviera il “Förderpreis” dei Bertelsmann Buchclubs e nel 1992 le è stato conferito il Premio Grinzane Cavour per Il doppio regno. Le sue opere sono state tradotte in vari paesi europei e in Germania sono pubblicate dalle case editrici Piper e Wagenbach. Vanno inoltre ricordati Un uomo di carattere, La spettatrice, Barbara e infine Il sogno dell’agnello, uscito nel 1999. Paola Capriolo ist 1962 in Mailand geboren. Sie schreibt für das Literaturfeuilleton des „Corriere della sera“ und ist außerdem Übersetzerin. Für„La grande Eulalia“ wurde ihr 1988 den Preis „Giuseppe Berto“ verliehen. Darauf folgten 1989 der Preis „Selezione Campiello“ (für „Il nocchiero“) und 1992 der Preis „Grinzane Cavour“ (für „Il doppio regno“). Ihre Werke wurden in verschiedenen Ländern übersetzt und in Deutschland u.a. von Piper und Wagenbach veröffentlicht („Die Frau aus Stein“, Piper 1991; „Ich lebte die Liebe“, Insel 1995 – A.d.Ü.). Es sei hier noch an „Un uomo di carattere“, „La spettatrice“, „Barbara“ und schließlich „Il sogno dell’agnello“, 1999 veröffentlicht, erinnert.