Costituzione... e chi se ne frega!

Massive Verstöße gegen die Verfassung der Republik Italien

 
di Mauro Venier
Deutsch von Achim Leoni
L'Italia si trova in uno dei momenti più difficili della sua storia recente. Conflitti d’interesse e ombre gravano sulla coalizione governativa, contrastati purtroppo da un’opposizione più debole e divisa che mai. Negli ultimi tempi gli allarmi si sono moltiplicati: attacchi (anche legislativi) a magistratura e stampa, leggi fatte su misura, figuracce in Europa, affari personali portati avanti in sedi pubbliche, ecc.

Vi proponiamo una scelta delle più evidenti infrazioni contro la Costituzione della Repubblica Italiana operate dal Governo Berlusconi. La lista non è completa, per scelta è limitata alla parte introduttiva della Costituzione (Principi fondamentali), cioè di quella definibile come intangibile.


Art. 1, seconda parte

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.


Che significa ciò? Le istituzioni sono solo dei tramiti, che devono mettere in pratica le scelte del popolo. In breve: se in campagna elettorale il vincitore ha promesso X e Y, Parlamento e Governo dovranno poi mettere in pratica X e Y. Niente di più e niente di meno, salvo situazioni eccezionali, che per rispetto verso la Costituzione dovrebbero però portare a nuove elezioni.

Berlusconi non perde occasione di ricordare che LUI governa, non il popolo. Secondo la sua visione, lui non è stato eletto come rappresentante del popolo, ma ha ricevuto il potere dal popolo. La differenza non è solo una sottigliezza linguistica.

Inoltre, nel suo periodo di governo si sono verificate situazioni eccezionali (11 settembre, Iraq, processi di Milano), che hanno in parte annullato i suoi programmi elettorali, anche volendogli riconoscere la buona fede.

Nuove elezioni? Niente, anche se di fatto sarebbero state obbligatorie.


Art. 4, prima parte

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.


Indebolendo lo Statuto dei Lavoratori? Rendendo più facili i licenziamenti?

In nessun paese al mondo rendere più facili i licenziamenti ha prodotto nuovi posti di lavoro. Tali programmi (vedasi l’esempio britannico) hanno prodotto concorrenza tra lavoratori, non tra aziende. Risultato? Lavoratori che accettano stipendi sempre inferiori, ricambio (non aumento!) continuo del personale, lavoratori occupati sempre più poveri e aziende competitive sui prezzi ma non sulla qualità (mancando al personale esperienza e conoscenze specifiche).


Art. 9, prima parte

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.


I fondi (pubblici e privati) messi a disposizione della cultura e della ricerca in Italia sono sempre stati molto modesti, inferiori a quelli degli altri paesi industrializzati.

Le colpe dell’attuale Governo si assommano qui alle colpe dei governi precedenti e sarebbe assurdo pretendere che un singolo Governo possa risolvere decenni di ritardi e di mancanze.

Però con questo Governo si è aggiunto altro. Facciamo tre esempi:

1) Gli Istituti Italiani di Cultura nel mondo hanno ricevuto istruzioni in cui venivano “invitati” a promuovere soprattutto l’immagine produttiva dell’Italia. Essendo per giunta diminuiti i fondi a disposizione degli IIC, cosa resta per promuovere lingua e cultura?

2) L’INFM (Istituto Nazionale di Fisica della Materia), fiore all’occhiello della ricerca, apprezzato in tutto il mondo, finanziariamente sano e indipendente, è stato accorpato al CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), carrozzone politico, famoso per gestione finanziaria disastrosa e pianificazione “casuale”.

3) Le Università hanno ricevuto autonomia finanziaria e gestionale. In teoria cosa auspicata, ma il Governo non ha detto «gestite i fondi che vi diamo nel modo più opportuno per lo sviluppo della didattica e della ricerca», bensì «trovate i fondi altrove, sul mercato, perché noi non ve ne diamo più».


Art. 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.


Il sostegno politico fornito agli USA per l’attacco all’Iraq rende già di per sé anticostituzionale il comportamento del Governo a questo proposito. Però c’è stato molto di peggio. Prima dell’attacco i servizi segreti italiani hanno mandato uomini in Iraq a svolgere compiti di spionaggio e informazione al fianco dei servizi statunitensi e britannici. Berlusconi si è giustificato dicendo «ma non hanno combattuto». Che c’entra? Signori miei, la guerra non è solo sparare, quindi l’Italia è stata materialmente in guerra.


Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.


Ultimo in ordine di tempo, l’attacco ai nostri colori nazionali. La bandiera può piacere o no (come inno e stemma), ma è quella: per cambiarla, bisogna cambiare la Costituzione.

E invece? Sono state ordinate nuove bandiere per il Parlamento. Sono arrivate bandiere in cui il rosso era diventato un bordeaux molto scuro e il bianco non esisteva più (al suo posto avorio). Solo il verde è rimasto verde, anche se più scuro di quello tradizionale.

Spiegazioni? Nessuna, solo uno scaricabarile in cui è stato perfino detto «richiesta della UE». Come se la UE avesse il potere (e la voglia) di decidere le singole bandiere nazionali. Per fortuna, la cosa non è piaciuta neanche a parte della maggioranza e quindi è tornato (per ora) il tricolore vero.

Italien macht einen der schwierigsten Momente seiner jüngeren Geschichte durch. Interessenskonflikte und dunkle Schatten lasten auf der Regierungskoalition, der leider eine Opposition gegenübersitzt, die schwächer und gespaltener ist denn je. Die Situation ist zuletzt immer alarmierender geworden. Attacken (auch durch den Gesetzgeber) gegen Justiz und Presse, maßgeschneiderte Gesetze, Blamagen auf europäischer Ebene, private Geschäfte, die in öffentlichen Einrichtungen abgewickelt werden, und so weiter.

Es folgt eine Auswahl der offensichtlichsten Verstöße gegen die Verfassung der Republik Italien, die von der Regierung Berlusconi begangen wurden. Die Liste ist nicht vollständig, sondern beschränkt sich auf den einleitenden Teil der Verfassung (Grundrechte), also jenen, den man als unantastbar definieren kann.


Art. 1, Abs. 2

Die oberste Staatsgewalt steht dem Volke zu, das sie in den Formen und innerhalb der Grenzen der Verfassung ausübt.


Was bedeutet das? Die Institutionen sind lediglich Mittler, die die Entscheidungen des Volkes in die Praxis umzusetzen haben. Kurz: Wenn in einem Wahlkampf der Sieger X oder Y versprochen hat, müssen Parlament und Regierung X oder Y in die Tat umsetzen. Nicht mehr und nicht weniger, außer in Ausnahmesituationen, die mit Rücksicht auf die Verfassung allerdings Neuwahlen nach sich ziehen sollten.

Berlusconi lässt keine Gelegenheit aus, um daran zu erinnern, dass ER regiert und nicht das Volk. Seiner Anschauung zufolge wurde er nicht als Vertreter des Volkes gewählt, sondern hat die Macht vom Volk übertragen bekommen. Der Unterschied ist nicht nur eine sprachliche Feinheit.

Zudem sind in seiner Amtszeit Ausnahmesituationen eingetreten (11. September, Irak, Mailänder Prozesse), die sein Wahlprogramm teilweise zunichte gemacht haben, selbst wenn man ihm dabei guten Glauben unterstellt.

Neuwahlen? Nichts dergleichen, auch wenn sie de facto obligatorisch gewesen wären.


Art. 4, Abs. 1

Die Republik erkennt allen Staatsbürgern Recht auf Arbeit zu und fördert die Bedingungen, durch die dieses Recht verwirklicht werden kann.


Indem man das Arbeitnehmerstatut (Statuto dei Lavoratori) schwächt? Indem man Kündigungen erleichtert?

In keinem anderen Land der Erde hat die Erleichterung von Kündigungen neue Arbeitsplätze geschaffen. Derlei Programme (siehe das Beispiel Großbritannien) haben für Konkurrenz unter Arbeitern gesorgt, nicht unter Unternehmen. Resultat: Arbeiter, die immer geringere Löhne hinnehmen, ständiger Austausch (nicht Ausbau) des Personals, Arbeiter in Beschäftigung, die immer ärmer sind, und Unternehmen, die miteinander bei den Preisen konkurrieren, nicht aber bei der Qualität (weil ihnen erfahrenes und fachkundiges Personal fehlt).


Art. 9, Abs. 1

Die Republik fördert die Entwicklung der Kultur und die wissenschaftliche und technische Forschung.


Die (öffentlichen und privaten) Mittel, die für Kultur und Forschung in Italien zur Verfügung gestellt werden, sind von jeher sehr bescheiden und geringer als die der anderen Industrieländer.

Die Vergehen der jetzigen Regierung setzen auf denen vorangegangener Regierungen auf, und es wäre absurd zu verlangen, dass eine einzelne Regierung jahrzehntelange Versäumnisse und Verzögerungen wettmachen könnte. Doch bei dieser Regierung kommt etwas hinzu. Drei Beispiele:

1) Die italienischen Kulturinstitute in der Welt haben Anweisungen bekommen, in denen sie dazu “eingeladen” wurden, vor allem das Bild vom Produktionsland Italien zu fördern. Wenn überdies die Mittel der Institute gekürzt werden, was bleibt dann noch zur Förderung von Sprache und Kultur?

2) Das INFM (Nationales Institut für Festkörperphysik), eine Blume im Knopfloch der Forschung, die in der ganzen Welt anerkannt, finanziell gesund und unabhängig ist, wurde dem CNR (Nationale Forschungsbehörde) einverleibt, einem politischen Fuhrwerk, berüchtigt für ein desaströses Finanzmanagement und für Planung nach dem Zufallsprinzip.

3) Die Universitäten haben Finanz- und Verwaltungsautonomie erhalten. Theoretisch eine erwünschte Sache, allerdings hat die Regierung nicht gesagt: „Verwaltet die Mittel, die wir euch geben, wie es für Forschung und Lehre am günstigsten ist“, sondern „Besorgt euch die Mittel woanders, auf dem Markt, denn von uns bekommt ihr keine mehr.“


Art. 11

Italien lehnt Krieg als Mittel des Angriffes auf die Freiheit anderer Völker und als Mittel zur Lösung internationaler Streitigkeiten ab; unter der Bedingung der Gleichstellung mit den übrigen Staaten stimmt es den Beschränkungen der staatlichen Oberhoheit zu, sofern sie für eine Rechtsordnung nötig sind, die den Frieden und die Gerechtigkeit unter den Völkern gewährleistet; es fördert und begünstigt die auf diesen Zweck gerichteten überstaatlichen Zusammenschlüsse.


Die politische Unterstützung für den Angriff der USA auf den Irak lässt die Haltung der Regierung hierzu schon an sich verfassungswidrig werden. Doch es kam noch schlimmer. Vor dem Angriff haben die italienischen Geheimdienste Leute in den Irak entsandt, um dort Spionage- und Informationsaufträge an der Seite der amerikanischen und britischen Dienste auszuführen. Berlusconi hat sich dadurch gerechtfertigt, dass er sagte: „Sie haben nicht gekämpft.“ Was spielt das für eine Rolle? Meine Herren, Krieg ist nicht nur Schießen, deshalb hat sich Italien tatsächlich im Krieg befunden.


Art. 12

Die Flagge der Republik ist die italienische Trikolore: grün, weiß und rot, in drei senkrechten Streifen von gleichem Ausmaß.


Schließlich der Angriff auf unsere Nationalfarben. Die Flagge kann man (wie die Nationalhymne oder Wappen) mögen oder nicht, aber sie sind nun mal diese. Wer sie ändern will, muss die Verfassung ändern.

Und was ist passiert? Es wurden neue Flaggen für das Parlament bestellt. Geliefert wurden Flaggen, in denen das Rot zu einem sehr dunklen Bordeaux geworden ist und das Weiß nicht mehr vorkam (stattdessen Elfenbeinfarbe). Nur das Grün ist Grün geblieben, wenn auch dunkler als das traditionelle.

Erklärungen? Keine, nur gegenseitige Schuldzuweisungen, in denen sogar von einem „Ersuchen der EU“ die Rede war. Als ob die EU die Macht (und die Lust) hätte, über die einzelnen nationalen Flaggen zu entscheiden. Zum Glück hat die Sache auch einem Teil der Mehrheitsfraktion nicht gefallen, so dass (vorläufig) wieder die echte Trikolore zurückgekehrt ist.