Die DIOTIMA-Gruppe!

Il gruppo veronese di donne unite dall'amore della filosofia e dalla fedeltà a se stesse

von Hans Willand
 
Italiano di Barbara Muraca
Veroneser Philosophinnen pfeifen auf Platon. Sie gehen von sich selbst aus, als von ihren Müttern Geborene. Ihre Mütter schenkten ihnen das Leben und die Sprache dazu, diesem Leben Sinn zu geben, Muttersprache eben. Sie kehren nachdenkend und sprechend an ihren Anfang zurück, zu ihrer Geburt, um sich erneut zur Welt bringen zu lassen, mit dieser wiederum neue, lebendige Beziehungen herzustellen. Philosophie als Lebenspraxis. Philosophieren heißt hier, persönliche Erfahrungen, Eindrücke, Träume, Wünsche zur Sprache bringen, sie interpretieren, ihnen Sinn geben. Mit der Geburt hat ein lebenslanger Prozess der Selbstveränderung und damit der Beziehungen zur Welt begonnen. Verändern sich die Beziehungen der Philosophinnen zur Welt, so erscheint diese ihnen in neuer Gestalt. Das Geheimnis der Weltveränderung ist Selbstveränderung.

Die Philosophinnen von der Universität Verona in Italien bilden eine Gruppe philosophierender Frauen, die sich den Namen DIOTIMA gegeben hat. Diotima von Mantineia war die Philosophielehrerin des Sokrates.Wesentlicher Teil der DIOTIMA-Gruppe ist die Entstehung von Zweierbeziehungen zwischen Frauen, die sich auf Vertrauen und Treue stützen, speziell auch solche, in denen eine Frau mütterliche Autorität abbildet und die andere sich davon leiten lässt, zeit- und projektgebunden. Nur in einer solchen Zweierbeziehung mit ihrem Geben und Nehmen bleibt Autorität akzeptiert. Als die Autorität einer Philosophin zur Autorität für die Gruppe zu werden droht, gibt es Auseinandersetzungen. Eine solche Autorität bildet nicht die Leben spendende Mutter ab, die in die Freiheit führt, sondern wird zum Machtfaktor, der einzelne Mitglieder zu reproduktivem, unfruchtbarem Denken und zum Verstecken der eigenen Gedanken verführt.

Die DIOTIMA-Gruppe veröffentlicht seit 1989 Texte über ihre philosophische Arbeit. Es handelt sich nicht um Protokolle der persönlichen Entwicklung der einzelnen Philosophinnen. Die persönlichen Erfahrungen werden vielmehr auf eine prinzipielle, eben philosophische Ebene gehoben, und doch trägt jeder der Texte eine eigene, individuelle „Handschrift“. Ein geschlossenes philosophisches System wird hier nicht geboten. Darum ist es mir als dem Verfasser dieses Artikels äußerst schwer gefallen, so etwas wie den „Grundgedanken“ dieser Philosophinnen darzustellen. Diesen Grundgedanken gibt es schon, aber in wie vielen konkreten Ausführungen! Für diesen ganzen Artikel beanspruche ich das, was in der DIOTIMA-Gruppe von Beginn an erlernt wird: symbolische Kompetenz. Das ist die Fähigkeit, eigene Erfahrungen mit eigenen Worten zu formulieren und damit diesen Erfahrungen einen Sinn zu geben. Das sind in diesem Fall meine Leseerfahrungen mit den DIOTIMA-Texten in deutscher Übersetzung. In meiner Darstellung lehne ich mich an ihre Worte an oder gebrauche meine eigenen, wohl wissend, dass meine „eigenen“ Worte mir niemals alleine gehören. Trotzdem riskiere ich manchmal sogar „eigene“ Gedanken. Ich bringe hier nicht acht Philosophinnen, die alle von sich selbst ausgegangen sind, auf einen „Nenner“, und das auch noch möglichst „objektiv“, mit einem unüberschaubaren Zitatenschatz als „endgültigem“ Beweis. Das wäre eine ganz andere, sattsam bekannte Philosophie! Das „von sich selber ausgehen“ kann man letztlich nur verstehen, indem man eben von sich selber ausgeht.

Die Philosophinnen von Verona gehen nicht mehr aus von den männlichen autonomen, die Mutter verleugnenden Selbsterschaffungsphilosophien eines Platon oder Hegel oder welch „großer“ Philosophen auch immer. Diese haben mächtige, weltumspannende philosophische Systeme errichtet, welche die materiale Welt in ihrer bewegten Vielfalt, mit ihrem Geborenwerden und Sterben, in ihren festen, sie beruhigenden, kontrollierenden, sie „verbessernden“ Zangengriff nehmen sollten. Gequält wurde damit die Menschenwelt bis in unsere Tage. Nun sind die Männer dazu übergegangen, ihre Philosophie zu „dekonstruieren“, will sagen, sie in einer groß angelegten Demontage zu zerlegen, vielleicht um zu sehen, wie sie je funktionieren konnte. Die Philosophen wollten von ihrem persönlichen Anfang in der Welt, von ihrer Mutter nichts mehr wissen. Sie fragten nach dem viel, viel größeren Anfang der Welt überhaupt. Welcher sollte das sein? War es das Wasser, die Luft, das Feuer, die Erde? Jeder der Vorsokratiker sagte etwas anderes. Platon brachte eine erste Ordnung in dieses Chaos, vollends vollendet bei Hegel, wo endlich alles und jedes eines war im absoluten Weltgeist.

Stattdessen lese ich bei den Philosophinnen heraus: Ich eilte an den Anfang der Welt, ahnend, dass vor diesem Anfang wieder ein Anfang war und so fort. Und so konnte ich ruhig fort und fort eilen – meine Mutter und ihr Anfang mit mir waren immer schon da. Ich schwamm in ihrem Wasser, bis sie mich an die Luft setzte. Zwischendurch muss es mir sehr heiß geworden sein. Wäre sie eine Prärieindianerin gewesen, hätte sie mich gleich auf die Erde geboren – einen Anfang mit ihr zu machen.

Die Schriften der DIOTIMA-Gruppe sind auf Italienisch in den Verlagen La Tartaruga 1990–92 und Liguori Editore 1996 erschienen. Im Deutschen sind die wichtigsten Aufsätze der DIOTIMA-Philosophinnen in Die Welt zur Welt bringen, Jenseits der Gleichheit (beide Helmer Verlag) und Der Mensch ist zwei (Wiener Frauenverlag) gesammelt.

Le filosofe veronesi se ne infischiano di Platone. Preferiscono partire da sé, in quanto nate dalle loro madri. Sono state le madri infatti a regalare loro insieme alla vita il linguaggio per dare ad essa un senso, la lingua madre appunto. Le veronesi ritornano così attraverso la riflessione e il linguaggio all’inizio, alla nascita, per essere messe al mondo di nuovo e costruire nuove relazioni vitali con il mondo stesso: la filosofia diventa così pratica esistenziale. Filosofare significa portare a parola e interpretare esperienze personali, sensazioni, sogni e desideri, dando loro senso. La nascita segna l’inizio di un lungo percorso di trasformazione di sé e del proprio rapporto con il mondo. Quando questa relazione cambia, il mondo stesso si presenta in una forma del tutto nuova: il segreto per cambiarlo è cambiare se stesse.

Le filosofe dell’università italiana di Verona hanno dato vita ad un gruppo di filosofe chiamato DIOTIMA, dal nome della donna che insegnò a Socrate a filosofare.Centrale per il gruppo sono le relazioni tra due donne basate sulla fiducia e sulla fedeltà, in modo particolare quelle in cui una delle due rappresenta l’autorità materna e l’altra si affida a lei lasciandosi guidare per un periodo limitato nel tempo e legato alla realizzazione di un determinato progetto. Soltanto all’interno di una relazione a due basata sul dare e ricevere viene accettato questo esercizio di autorità. Quando però l’autorità di una filosofa rischia di diventare autorità per tutto il gruppo è necessario intervenire nelle discussioni comuni: questo infatti, lungi dal rappresentare il modello dell’autorità materna che dà vita, guidando verso la libertà, si presenta come un fattore di potere che spinge le partecipanti a un pensiero sterile e semplicemente riproduttivo e le costringe a nascondere i propri pensieri più autentici.

Il gruppo DIOTIMA pubblica regolarmente dal 1989 libri sul proprio lavoro filosofico. Non si tratta tanto di cronache di esistenza delle singole filosofe, quanto piuttosto di una presentazione a livello filosofico delle esperienze personali, anche se ogni testo conserva un’impronta specifica e individuale. Non si costruiscono sistemi filosofici chiusi. Risulta ben difficile evidenziare il “concetto fondamentale” delle filosofe veronesi, non perché non esista un concetto fondamentale, ma per la grande varietà di modi in cui viene espresso. Nel breve spazio di un articolo posso solo riferirmi a ciò che si impara fin dall’inizio nel gruppo Diotima: la competenza simbolica. Si tratta della capacità di portare a parola le proprie esperienze e dare loro così un senso. Questo almeno è quello che io ho imparato leggendo i testi del gruppo DIOTIMA tradotti in tedesco. In questo articolo faccio riferimento alle loro parole o ricorro a parole mie proprie ben sapendo che anche le “mie proprie” parole non appartengono soltanto a me. Arrivo persino a rischiare l’espressione di pensieri “miei”: non ho intenzione di ridurre otto filosofe, che sono partite da sé, ad un denominatore comune, ancor meno di farlo in un modo “obiettivo” infarcendo il testo di citazioni incomprensibili a prova del mio punto di vista. Non voglio adottare il modo di procedere di quell’altra fin troppo nota filosofia! È possibile capire davvero il “partire da sé” soltanto partendo effettivamente da sé. Le filosofe di Verona non prendono più come punto di partenza i filosofi maschi, come Platone o Hegel o altri “grossi nomi”, che si autoaffermano come autonomi, negando così la relazione con la madre. I grandi filosofi hanno costruito sistemi potenti diffusi in tutto il mondo, con i quali pensano di poter afferrare come in una tenaglia, controllare, tener fermo e tranquillo il mondo intero con tutta la sua danza multicolore, con il suo nascere e morire. In questo modo hanno torturato l’umanità fino ai nostri giorni. Oggi, poi, i maschi hanno iniziato a decostruire la loro filosofia, smontandola pezzo per pezzo, forse per vedere come ha fatto a stare in piedi tutto questo tempo! I filosofi non hanno mai voluto occuparsi del loro inizio personale, il loro venire al mondo dalle madri. Si sono chiesti piuttosto come sia iniziato l’intero universo, con quale degli elementi fondamentali, l’acqua, il fuoco, l’aria o la terra. Ogni filosofo presocratico ha trovato una risposta diversa a questo quesito. Platone per primo ha messo ordine in questo caos e Hegel ha completato l’opera sostenendo che alla fin fine tutto sta dentro lo spirito assoluto.

Leggo invece nei testi delle filosofe veronesi: mi affrettai verso l’inizio del mondo, sentendo che prima di questo inizio vi era un altro inizio e ancora un altro. E così potei continuare ancora, mia madre e il suo inizio con me erano presenti da sempre. Nuotai nelle sue acque finché mi espose all’aria. Ci furono momenti in cui sentii grande calore. Se fosse stata un’indiana delle praterie mi avrebbe messa al mondo direttamente sulla nuda terra, a fare con lei un inizio.

I testi del gruppo Diotima sono stati pubblicati in Italiano dal 1990 al 92 da La Tartaruga e nel 1996 da Liguori Editore. In tedesco gli articoli più importanti delle filosofe veronesi sono raccolti in Die Welt zur Welt bringen, Jenseits der Gleichheit (Helmer Verlag) e Der Mensch ist zwei (Wiener Frauenverlag).