I dialetti marchigiani
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di Vanessa Santoni |
Deutsch von Achim Leoni |
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è probio desgraziate: tanti paesi edè, tante parlate, che una
collaltra n ci ha a che fa a noelle, e tra tutte è na
torre de Vavelle!».
Il poeta Felice Rampini di Ascoli Piceno esprime in questi versi dei primi anni del 1900 tutta la varietà dialettale delle Marche. Un solo dialetto marchigiano, in effetti, non esiste, ma per motivi storici e geografici ogni provincia ha il proprio, talvolta diverso anche nellambito dello stesso circondario. Poiché questa regione ha subìto una colonizzazione diversificata e a più riprese, la parlata locale ha seguito distinte linee di sviluppo dando vita ad un panorama linguistico ricco e multiforme. Anche se per i linguisti le Marche appartengono al gruppo centro-meridionale/mediano, in realtà nella regione convivono, geograficamente disposti in un continuum, dialetti di tipo settentrionale, centrale (toscano, umbro, laziale) e meridionale-abruzzese tali da rappresentare in microcosmo la situazione intera dellItalia peninsulare. Il territorio marchigiano viene di norma suddiviso in quattro aree: - la provincia di Pesaro-Urbino, il nord e la parte costiera di Ancona, appartenenti al ceppo gallo-italico, con una lingua collegata al romagnolo; - il resto della provincia di Ancona e Macerata (inclusa la zona del fermano), che costituiscono il centro dei dialetti marchigiani, strettamente connessi a quelli umbri, romani e toscani; - la zona circostante Camerino, che conserva, invece, un tipo di dialetto più arcaico, in cui si mantiene la -u finale, senza confondersi con la -o, come in lu monnu (il mondo), dal latino mundus; - infine, la provincia di Ascoli Piceno, in cui la parlata è stata influenzata dallabruzzese. Va inoltre sottolineato che nelle città di mare e nei porti, come Senigallia ed Ancona, si trovano alcune forme dorigine veneta. I termini gallo-italici (primo gruppo) si distinguono per la presenza dei suoni ü e ö; per la caduta di alcune vocali, come in stimana per settimana, pover per povero, pranz per pranzo; dallinversione (metatesi) della consonante tonica, come in arpià per ripigliare, arcudà per ricordare; dal cambiamento (lenizione) della consonante sorda, come in segondu per secondo, diga per dica, figu per fico e dallalterazione di tutte le vocali doppie; infine, la lettera z, come nella Romagna, diventa s, così si dirà passa per piazza e tassa per tazza. Nel secondo tipo di dialetto, data la sua ristrettezza, è difficile stabilire delle regole precise, ma abbiamo alcuni caratteri specifici, come il cambio di i in e e viceversa, tipo in vetro, al plurale vitre; nei verbi, come in mietere, che in seconda persona diviene tu miete; il cambio uo in o, per cui buono diventa bono. Unaltra particolarità è lassimilazione delle lettere: caldo è callo, grande granne, quando quanno, ecc... Nelle iniziali in g si hanno inoltre delle variazioni, dunque gioventù diventa gioentù ad Ancona, ma a Macerata la parola giovanotti si trasforma in gghioenotti, con un rafforzamento del suono duro g. Nel territorio intorno a Camerino, invece, il dialetto marchigiano si mantiene più puro, con la sua caratteristica finale in u. La coinè dellu finale abbraccia la parte centrale e maggiore della regione, i cui limiti si possono determinare fra la valle dellAso a sud e quella dellEsino al nord. Questo dialetto, unico nei suoi caratteri fondamentali, tende ad attribuire una certa sonorità alle consonanti sorde, specie dopo le nasali n ed m: quindi c, p e t divengono quasi g, b e d. Nella letteratura G. G. Belli si burlò di una tale pronuncia in un sonetto scherzoso intitolato Sonetto pasdorale. Tuttavia, se il romanesco di G. G. Belli fu anche terribile strumento di satirica politica, se il siciliano di G. Meli ed il sardo di S. Satta ebbero forme e movenze liriche, se Carlo Porta piegò da par suo il milanese persino a polemiche letterarie... il dialetto marchigiano, semplice, bonario ed eminentemente rurale, non poté trattare, per dirla con Alfonso Leopardi, che di «argomenti umili, piani e preferibilmente locali, senza nascondere le parole men che decenti, perché esse sono moltissima parte del linguaggio del volgo. Quindi, chi può sentirsene scandalizzato, arricci pure il naso e passi oltre!». Per quel che riguarda il vocabolario, la situazione del marchigiano è piuttosto composita. Citiamo alcuni esempi: nella prima zona si ha bagé per maiale e butrigò per precipizio; ad Ancona si ha impalichì per appisolarsi e strofu per cencio; a Macerata, curtina è podere e sarvai è imbuto; ad Ascoli Piceno, furia vuol dire molto, fracchia fango e rua, dal francese rue, significa via. Il professor Baiardi della facoltà di Lettere ad Urbino afferma che «il diffondersi dellistruzione e del linguaggio comune dei media ha condotto al declino del dialetto». Esso è comunque ancora diffuso tra gli anziani e nelle campagne, dove però non è puro, ma inquinato dallitaliano. Parlato poco, il dialetto è invece sostenuto e valorizzato dagli artisti regionali. A partire dagli anni 70, sono aumentati gli studi incentrati sulla lingua locale, a cominciare dallistituzione della cattedra di Dialettologia, proprio in seno allUniversità di Urbino (1969-1970). Lo spirito dovrebbe essere quello di favorire lautocoscienza linguistica. Lungi cioè dal cercare di stimolare mitici e impossibili ritorni alle origini, si auspica piuttosto di contribuire al formarsi di una più pronta, approfondita e diffusa capacità di percezione delle diversità, nel rapporto dialettico fra radicamento in una realtà territorialmente definita ed uso consapevole e adeguatamente padroneggiato del dialetto di ciascuno.
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Die Marken haben
wirklich Pech: So viele Dörfer, so viele Mundarten, die nichts miteinander
zu schaffen haben und alle zusammen sind wie der Turm zu Babel!
Mit diesen Versen bringt der aus Ascoli Piceno stammende Dichter Felice Rampini Anfang des 20. Jahrhunderts die ganze Dialektvielfalt der Marken zum Ausdruck. Tatsächlich gibt es nicht nur einen Dialekt der Marken, sondern jede Provinz hat, aus historischen und geographischen Gründen, ihren eigenen, der manchmal sogar noch innerhalb der eigenen Grenzen divergieren kann. Nachdem die Region von unterschiedlichen Völkern mehrfach besiedelt wurde, hat die örtliche Mundart verschiedene Entwicklungslinien genommen und so zu einem reichen und vielgestaltigen sprachlichen Panorama geführt. Auch wenn die Marken für die Sprachforscher zur Mitte-Süd-Gruppe gehören, existieren in der Region, geographisch fließend ineinander übergehend, Dialekte des oberitalienischen, zentralen (Toskanisch, Umbrisch, Latium-Dialekt) und unteritalienisch-abruzzischen Typs nebeneinander und bilden so als Mikrokosmos die Gesamtsituation der italienischen Halbinsel ab. Die Marken werden gewöhnlich in vier Zonen eingeteilt: - die Provinz Pesaro-Urbino, der nördliche und der Küstenteil von Ancona, die zum gallisch-italischen Stamm gehören, mit einer Sprache, die mit dem Romagnolo verwandt ist; - der übrige Teil der Provinz Ancona sowie Macerata (einschließlich des Gebiets um Fermo), die das Zentrum der Dialekte der Marken bilden und eng mit den umbrischen, römischen und toskanischen verwoben sind; - das Gebiet um Camerino, das hingegen einen ursprünglicheren Dialekttyp bewahrt hat, in dem das End-u beibehalten wurde, ohne sich mit dem -o zu vermischen, so wie in lu monnu (il mondo = die Welt), vom lateinischen mundus; - schließlich die Provinz Ascoli Piceno, deren Mundart vom Abruzzischen beeinflusst wurde. Hervorzuheben ist auch, dass sich in den Küsten- und Hafenstädten, wie in Senigallia und Ancona, noch einige Sprachformen venetischer Herkunft finden. Die gallisch-italischen Termini (erste Gruppe) zeichnen sich aus durch die Laute ü und ö, das Wegfallen einiger Vokale wie in stimana für settimana (Woche), pover für povero (arm), pranz für pranzo (Mittagessen); durch die Inversion (Metathese) des betonten Konsonanten, wie in arpià für ripigliare (wieder aufnehmen), arcudà für ricordare (erinnern); durch den Wandel (Aufweichung) des stummen Konsonanten, wie in segondu für secondo (Zweiter), diga für dica (sagen Sie), figu für fico (Feige) und durch die Veränderung aller Doppelvokale; schließlich wird wie in der Romagna der Buchstabe z zu s: Man sagt etwa passa für piazza (Platz) und tassa für tazza (Tasse). Beim zweiten Dialekttyp ist es angesichts seiner Begrenztheit schwierig, präzise Regeln aufzustellen, aber einige charakteristischen Besonderheiten sind auszumachen, wie der Wandel von i zu e und umgekehrt, zum Beispiel bei vetro (Glas) das im Plural statt vetri zu vitre wird; bei den Verben, wie in mietere (mähen), das in der zweiten Person zu tu miete (statt tu mieti) wird; der Wandel von uo in o, durch den buono (gut) zu bono wird. Eine andere Eigenart ist die Angleichung der Buchstaben: caldo (warm) ist callo, grande (groß) granne, quando (wann) quanno usw. Bei g als Anfangsbuchstaben gibt es überdies Abweichungen; so wird gioventù (Jugend) in Ancona zu gioentù, während sich in Macerata das Wort giovanotti (Jungs) in gghioenotti verwandelt, mit einer Verstärkung des harten g-Lautes. Im Gebiet um Camerino dagegen ist das Marchigiano reiner geblieben mit seinem charakteristischen Ausklang in u. Die Gemeinsprache des End-u umfasst den zentralen und größten Teil der Region, der sich vom Aso-Tal im Süden bis zum Esino im Norden erstreckt. Dieser in seinen grundlegenden Charakterzügen einzigartige Dialekt neigt dazu, den stummen Konsonanten eine gewisse Stimmhaftigkeit beizumessen, besonders nach den Nasalen n und m: c, p und t werden demnach beinahe zu g, b und d. In der Literatur macht sich G. G. Belli in einem scherzhaften Sonett mit dem Titel Soneto pasdorale über diese Aussprache lustig. Doch auch wenn das Römische von G. G. Belli zu einem großen Instrument der politische Satire wurde und auch wenn das Sizilianische von G. Meli und das Sardische von S. Satta lyrische Formen und Bewegungen aufweist und Carlo Porta sein Mailändisch sogar für literarische Polemiken verbiegt: Der Dialekt der Marken, einfach, gutherzig und überaus ländlich, kann nicht von anderem handeln als, um es mit Alfonso Leopardi zu sagen, von niederen, leisen und vorzugsweise lokalen Themen, ohne die weniger dezenten Wörter zu verstecken, weil diese unbedingt Teil der Sprache des Volkes sind. Wer also Anstoß nimmt, der möge ruhig die Nase rümpfen und weitergehen! Was das Vokabular betrifft, so ist die Situation des Marchigiano ziemlich gemischt. Einige Beispiele: In der ersten Zone sagt man bagé für maiale (Schwein) und butrigò für precipizio (Abgrund); in Ancona gibt es das Wort impalichì für appisolarsi (einschlummern) und strofu für cencio (Lappen); in Macerata steht curtina für podere (Gut) und sarvai für imbuto (Trichter); in Ascoli Piceno bedeutet furia molto (viel), fracchia fango (Dreck) und rua, vom Französischen rue, Strasse (statt via). Professor Baiardi von der sprachwissenschaftlichen Fakultät in Urbino stellt fest, dass die Ausbreitung von Bildung und Mediensprache zum Niedergang des Dialekts geführt haben. Letzterer ist aber noch unter den Alten und auf dem Lande verbreitet, wo er allerdings nicht rein, sondern vom Italienischen verwässert ist. Allerdings wird der Dialekt von den Künstlern der Region aufrechterhalten und gewürdigt. Seit den 70er-Jahren gibt es vermehrt Untersuchungen zur lokalen Sprache, angefangen mit der Einrichtung des Lehrstuhls für Dialektvorschung an der Universität Urbino (1969/70). Die Idee, die dahintersteckt, ist, das sprachliche Selbstbewusstsein zu fördern. Weit entfernt von dem Versuch, eine mythische und unmögliche Rückkehr zu den Wurzeln anzuregen, geht es vielmehr um die Bildung einer spontaneren, tieferen und verbreiteteren Fähigkeit Vielfalt wahrzunehmen, und das im Spannungsfeld zwischen Verwurzelung in einem bestimmten Territorium und bewusstem und angemessen beherrschten Gebrauch des Dialekts durch jeden Einzelnen.
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Proverbi marchigiani - Sprichwörter aus den Marken
Chi ja moscato na serpe, cha paura pure de na lucertola Chi è stato morso da un serpente, ha paura anche di una lucertola Wer von einer Schlange gebissen wurde, hat auch Angst vor einer Eidechse
Quello che si è fatto di notte, lo si viene a sapere di giorno Was nachts geschieht, kommt tags ans Licht
Le botti di vino buono e gli uomini bravi finiscono presto Tapfere Menschen (oder Männer?!) sind rasch am Ende, genau wie Fässer guten Wein schnell leer sind
Per arricchirsi, si deve rubare o ereditare Um reich zu werden, muss man stehlen oder erben
Puoi impedire al grano di spigare? Così alla gente di parlare Dem Weizen kannst du nicht verbieten zu sprießen, den Leuten nicht zu reden
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