Mobbing


Quando il posto di lavoro fa ammalare: una trappola psicologica nel vuoto legislativo

von Sven-Ulrich Mollenhauer
Italiano di Donatella Brioschi
Kommst du an deinem Arbeitsplatz nicht „auf Linie“? Stehst du dem Erfolg des Vorgesetzten im Weg oder sieht er das so? Kannst du dich nicht grenzenlos für die Arbeit einsetzen, weil es für dich momentan andere Prioritäten im Leben gibt? Hast du gleichzeitig Angst davor, den Arbeitsplatz zu verlieren? Dann dürftest du gefährdet sein. Beliebte Opfer sind Querdenker und Unangepasste – egal. Für Helfer und Betroffene ist wichtig zu wissen, dass es, völlig unabhängig von sogenannten „Charakterfehlern“, jeden treffen kann.

Die Liste der Mobbinghandlungen reicht vom Überschütten mit Aufgaben bis zum völligen Aufgabenentzug, vom „Schneiden“ eines Mitarbeiters bis zu seiner sexuellen Belästigung, vom öffentlichen, oft indirekten Herabwürdigen über Dauernörgeln bis zum Verfassen aus der Luft gegriffener Abmahnungen. Besonders schikanös dabei: Mit Mobbern – grundsätzlich sind übrigens Vorgesetzte die Täter oder, durch stillschweigende Duldung der mobbenden Kollegen, Mittäter – gibt es keinen „Konflikt“ aufzuklären. Einziger Hintergrund des Geschehens ist der Wunsch, den missliebigen Mitarbeiter mit allen Mitteln aus dem Betrieb zu drängen. Fadenscheinige Kritik am Arbeitsverhalten wie »Sie telefoniert zu viel«, »Er arbeitet zu langsam« oder, nachdem das Opfer bereits nervös gemacht oder gar in die Krankheit gemobbt wurde, »Sie hält den Stress bei uns eben nicht aus!«, dienen allein dem Zweck der Verschleierung.

Mobbing – für Arbeitgeber die einzige Möglichkeit, in Ungnade gefallene Mitarbeiter loszuwerden und die Abfindung zu sparen? Da ist leider etwas Wahres dran. Tatsächlich werden die immensen Kosten, verursacht durch den Verlust von Arbeitsleistung, durch Entgeltfortzahlungen im Krankheitsfall, Krankengeld, Mediationsgespräche, Kuren und Therapien, Anwälte und Gericht, auf die Schultern von Arbeitgeber, Arbeitnehmer und Krankenkassen verteilt.

Freilich „klappt“ Mobbing nicht bei jedem. Am stärksten gefährdet sind Personen, die die Schuld für die Verschlechterung des Arbeitsverhältnisses bei sich selber suchen. Viele Betroffene neigen dazu, in die Defensive zu geraten oder Aggressionen zu entwickeln, anstatt den Mobbern frühzeitig gesunde Grenzen zu setzen. Das Elend ist dann vorprogrammiert. Es beginnt mit Schlaflosigkeit, Erschöpfung als Dauerzustand, reicht über unkontrollierbare Ängste bis hin zu chronischen Krankheiten und Depressionen. Ohne Hilfe von Außen ist hier kein Happy End zu erzielen.

Erste Hilfe muss individuell gefunden werden. Beratungsstellen gibt es mittlerweile in vielen Großstädten, das Internet ist hierfür eine wahre Fundgrube. Anti-Mobbing-Vereine, Selbsthilfegrppen oder professionelle Berater – entscheidend ist die Vertrauensbasis. In Hamburg hilft zum Beispiel der Verein Klima e.V. (Tel. 040/55 00 99 24; www.klimaev.de) mit regelmäßigen Gruppentreffen, Einzelberatungen und Mediation. Weitere erprobte Adressen sind die Selbsthilfegruppe No mobbing (Tel. 040/60 16 117; www.nomobbing.de) und die Mobbing-Zentrale (Tel. 040/21 98 32 89; www.mobbing-zentrale.com). Der psychischen Stabilisierung muss die Sicherung der rechtlichen Lage folgen, die besonders heikel ist. Deshalb kooperieren Gruppen und Profis mit auf Mobbingfragen spezialisierten Anwälten, die im Einzelfall klären, ob zum Beispiel eine Klage auf Schmerzensgeld gegen den Arbeitgeber Aussicht auf Erfolg hat.

Die Mehrheit der Betriebsräte, Gewerkschaften und „normalen“ Arbeitsrechtler scheinen auf diesem heiklen Rechtsgebiet, das verhältnismäßig viele Untiefen aufweist, noch Fortbildungsbedarf zu haben. In dieser Hinsicht kann man nur auf eine Verbesserung hoffen, denn im Laufe ihres Arbeitslebens sind Millionen von Arbeitnehmern irgendwann Mobbing ausgesetzt.

Nel vostro posto di lavoro non siete “allineati”? Siete d’intralcio al successo del vostro datore di lavoro o lui la pensa così? Non riuscite a dare tutto sul lavoro perché in quel momento le vostre priorità nella vita sono altre? Nel frattempo avete paura di perdere il lavoro? Allora potreste essere in pericolo: le vittime preferite sono, in egual misura, sia quelle che pensano con la propria testa sia quelle che non si sanno adattare. Per chi si trova coinvolto in prima persona e per chi gli viene in aiuto è importante sapere che, del tutto indipendentemente dalle cosiddette difficoltà “caratteriali”, può capitare a chiunque.

L’elenco delle strategie di mobbing va dal sovraccarico di lavoro alla totale esclusione dagli incarichi, dal “taglio” del lavoratore alle molestie sessuali, dal discredito spesso indiretto con continue critiche, a lettere di richiamo pretestuose e infondate. Particolarmente vessatorio, a questo proposito, è che con i mobber (chi fa mobbing) – i principali fautori sono i superiori o i colleghi con il loro consenso silenzioso – non c’è niente da chiarire. L’unico motivo di ciò che accade è il desiderio di buttar fuori dall’azienda il lavoratore malvisto, con ogni mezzo. Le squallide critiche sul comportamento tenuto al lavoro come «Lei telefona troppo», «Lui lavora con lentezza» o, dopo che la vittima è stata innervosita o si è già ammalata «Lei non sopporta lo stress che c’è qui», sono già sufficienti a nascondere il vero intento.

Il mobbing, per il datore di lavoro, è l’unica possibilità di liberarsi del lavoratore caduto in disgrazia risparmiando l’indennità di liquidazione? Purtroppo c’è del vero. In realtà gli enormi costi derivanti dalla perdita del rendimento sul lavoro, la retribuzione forzata in caso di malattia, l’indennità di malattia, i colloqui di mediazione, le cure e terapie, gli avvocati e il giudice, ricadono sulle spalle del datore di lavoro, del lavoratore e della cassa mutualistica.

Però il mobbing non “funziona” con tutti. Le persone più ad alto rischio sono quelle che attribuiscono a sé stesse la colpa del peggioramento delle condizioni di lavoro. Molti, infatti, tendono a porsi sulla difensiva o a sviluppare aggressività invece di creare per tempo delle salutari barriere al mobber. L’abbrutimento però è programmato. Comincia con l’insonnia e la costante assenza di energia, per poi passare ad ansie incontrollabili, fino ad arrivare alle malattie croniche e alla depressione. Senza l’aiuto esterno non si riesce a venirne fuori.

Il primo aiuto deve partire da noi stessi. Nel frattempo in molte grandi città sono nati uffici di consulenza – Internet in questo è una vera miniera d’informazioni – si tratta di associazioni anti-mobbing, gruppi di autodifesa o consulenti professionali con cui si rivela decisivo stabilire un rapporto di fiducia. Ad Amburgo vi è ad esempio l’associazione Klima e.V. (tel. +49 40 55 00 99 24 – www.klimaev.de) che organizza regolari incontri di gruppo, consulenze individuali e mediazione. Altri indirizzi validi sono il gruppo di autodifesa No mobbing (tel. +49 40 601 61 17; www.nomobbing.de) e la Mobbing-zentrale (tel. +49 40 21 98 32 89 – www.mobbing-zentrale.com). Al riequilibrio psicologico deve seguire la sicurezza dal punto di vista legale, aspetto particolarmente spinoso. Per questo motivo gruppi e professionisti cooperano con avvocati specializzati nel settore i quali, nei singoli casi particolari, chiariscono se per esempio la vertenza contro il datore di lavoro, con relativo risarcimento dei danni morali e materiali, abbia delle possibilità di successo.

Purtroppo, invece, la maggior parte delle rappresentanze dei lavoratori, i sindacati e i “normali” esperti del diritto del lavoro sembra che abbiano ancora bisogno di approfondire la propria preparazione in questo complicato terreno legale, le carenze sono ancora molte, ma si spera in un miglioramento perché prima o poi, nel corso della vita lavorativa, milioni di persone sono esposte al mobbing.

Filme über Mobbing    -    Film sul mobbing
In Europa und Amerika haben sich einige Filmemacher mit diesem Thema beschäftigt. So machte 1998 in Frankreich der Fernsehfilm Monsieur Mobbing des Regisseurs Fabrice Cazeneuve Furore. In Deutschland regte vor allem der vielfach ausgezeichnete Fernsehfilm Die Hoffnung stirbt zuletzt Ende 2002 über Mobbing in einem Polizeirevier zu Diskussionen an. Ein Film aus Amerika, der sich mit dem Thema Mobbing beschäftigt, ist Enthüllung (1994) mit Michael Douglas. In dem italienischen Film Mi piace lavorare von Francesca Comencini (2003) sieht sich die alleinerziehende Anna (Nicoletta Braschi) diskriminierenden Handlungen von Vorgesetzten und Kollegen ausgesetzt. Doch sie organisiert sich Hilfe...

CONTRASTO wird Mi piace lavorare im Rahmen des CineForums in Hamburg am kommenden 25. August zeigen.

Und zum Schluß noch ein Tip: Das italienische Buch Cattivi capi, cattivi colleghi von Alessandro und Renato Gilioli, Mondadori, 2001.

In Europa e in America diversi registi si sono occupati del tema, ad esempio Fabrice Cazeneuve che nel 1998 ha girato per la TV il film Monsieur Mobbing. In Germania, alla fine del 2002, suscitò parecchie discussioni il pluripremiato film per la TV Die Hoffnung stirbt zuletzt, sul mobbing in un distretto di polizia, come pure il film americano Rivelazioni (1994) interpretato da Michael Douglas. In Italia Mi piace lavorare della regista Francesca Comencini (2003) racconta la storia di Anna, una madre sola (Nicoletta Braschi) oggetto di discriminazioni da parte dei superiori e dei colleghi. Ma alla fine si organizza con l’aiuto...

CONTRASTO presenterà Mi piace lavorare il prossimo 25 agosto nell’ambito del CineForum italiano.

E per finire, un’ultima raccomandazione: il libro italiano di Alessandro e Renato Gilioli Cattivi capi, cattivi colleghi, Mondadori, 2001.