Raccontarlo questo tempo! La qualità dell'aria e Gioventù cannibale: due antologie di giovani scrittori esordienti |
von Christine Gräbe |
Italiano di Christine Gräbe |
| »Wir
wollten Bücher machen. Bücher, die wir selbst lesen möchten.
Wir hatten keine Ahnung, wie das geht wir haben es ausprobiert.«
Jeans, T-Shirt, Turnschuhe, der eine mit Vollbart und vollen Haaren, der
andere mit zersausten kurzen Locken noch immer umgibt Campusflair
die beiden Verleger, die sich nach ihrem geisteswissenschaftlichen Studium
unverfroren ans Werk machten. Marco Cassini und Daniele di Gennaro sind die
erfolgreichsten Jungverleger Italiens mit erstaunlichem Werdegang.
1994 planen die beiden in einer römischen Mansarde ihre ersten Bücher.
Später kaufen sie Autoren wie David Foster Wallace und Raymond Carver
ein. Und mittlerweile hat man sich in der Branche an die Meldungen über
Umsatzerfolge und Auflagensteigerungen aus dem Hause minimum fax
gewöhnt. »Ein Hobby ist das wohl nicht mehr heute gehen
150 Leute täglich in eine Buchhandlung und verlassen sie mit einem
minimum fax unter dem Arm.«
Auch in der Reihe nichel erscheinen Bücher, die die beiden selbst lesen wollen, Texte von italienischen Autoren ihrer Generation. Betreut wird das Projekt von Nicola Lagioia, einem ihrer Lektoren und selbst Schriftsteller. Er und Christian Raimo, ebenfalls Hausautor, haben im Frühjahr 2004 gemeinsam eine Bestandsaufnahme dieser Schriftstellergeneration herausgegeben: La qualità dellaria. Eine Anthologie, in der 19 Storie del nostro tempo gesammelt wurden, Erzählungen, kurze Prosastücke, eine Gebrauchsanweisung, ein Comic. Die Herausgeber sind 31 und 29 Jahre alt, alle Autoren ebenfalls im Alter ihrer Verleger und Herausgeber, geboren zwischen 1964 und 1975 zwanzig Autoren unter vierzig. Knapp ein Jahrzehnt zuvor war 1996 die Anthologie Gioventù cannibale in Einaudis Reihe Stile libero erschienen. Die zehn Erzählungen der Prima antologia italiana dellorrore estremo erregten große Aufmerksamkeit ästhetische Provokationen waren das. Die Autoren: jung, unbekannt, zwischen 20 und 35 alt. Die Szenarien: Grausam, blutig, sinnentleert. Neu wegen der Nähe zu Trashkultur, Pulp fiction und splatter. Die Anthologie gab gleich einer ganzen Gruppe das gleichnamige Schubladenetikett eine Weile wurden alle jungen Autoren des Landes in Gut und Böse eingeteilt, in bravi und cattivi, sprich cannibali. Heute gehören die Erzählungen der Anthologie längst zur Seminarlektüre der Literaturkurse in den Italianistikabteilungen deutscher Universitäten. Die Poetik der Intermedialität wird da untersucht und eine ganze Autorengeneration auf diesen gemeinsamen Nenner der Prägung durch die mediale Realität gebracht. Viele der jungen Kannibalen, die mit ihren Erzählungen zum Teil erstmalig an die Öffentlichkeit traten, sind auch ohne das hartnäckige Etikett überaus erfolgreich: Niccolo Ammaniti etwa oder Aldo Nove mit Romanen wie Io non ho paura oder Amore mio infinito. Zur Untersuchung der Qualità dellaria im Jahre 2004 haben sich nun Hausautoren des Verlags, Autoren anderer Verlage, aber auch Neuentdeckungen zusammengefunden, um einen Blick auf ihre Zeit zu werfen. Italien. Heute. Die Schauplätze haben sich geändert, seit 1996 waren es in den Erzählungen der Gioventù cannibale noch die Wohnzimmer und Einkaufszentren, sind die Schauplätze nun öffentlich geworden, eine Autobahn zwischen Italien und Frankreich etwa oder die Stazione Termini in Rom. Gemeinsam ist den beiden Anthologien die Vorführung von Sinnentleertheit und Mediendominanz. Aber nicht mehr die resignative Haltung gegenüber Massenmedien und Konsumüberdruss in provozierender literarischer Form steht im Mittelpunkt der Erzählungen, sondern Wut. Wut über die Gleichartigkeit der Empfindungen etwa, die 1992 angesichts der Sarajevo- und Capaci-Nachrichten und angesichts der Filme Ghost und Walt Disneys Die Schöne und das Biest eine stumpf gewordene Generation erfasste, ironisch verarbeitet zum Beispiel in Lagioias Beitrag Millenovecentonovantadue (Neunzehnhundertzweiundneunzig). Eine politisch gerührte Generation? Nun zumindest eine, die auch ohne einen 25. April und ohne einen 8. September viel zu sagen hat. Die sich fragt, wie man in dieser Zeit leben kann und Gebrauchsanweisungen bietet, für erfolgreiche junge Frauen in der Werbung (Manuale per ragazze di successo, Paolo Cognetti). Die über den 11. September schreibt (Un muro di televisori, Andrea Pavi). Die in Bergamo und Turin ebenso wie in Bangkok und im neuen Russland unterwegs ist. Und deren Apokalypse ein kolossales Schwein ist, das in Rom sein Unwesen treibt ... Das hat in Italien bereits großes Interesse hervorgerufen. Wahrscheinlich, weil die jungen Autoren ein fast vergessenes Wort wieder zu sagen wagen: Verantwortung. Und weil sie sich gleich selbst verantwortlich erklärt haben. Diese Zeit zu erzählen, nämlich raccontarlo questo tempo.
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«Volevamo
fare libri. Libri che prima di tutto volevamo leggere noi. Non sapevamo niente
del mestiere, ci abbiamo provato». Jeans, T-shirt, scarpe da ginnastica,
uno con la barba e una folta capigliatura scura, laltro con riccioli
corti arruffati. Laria studentesca accompagna ancora questi due editori
che, dopo gli studi di lettere, si sono messi allopera con un bel po
di sfacciataggine: Marco Cassini e Daniele di Gennaro sono diventati i due
giovani editori di maggior successo in Italia, facendo una carriera strabiliante.
I primi libri li progettano in una mansarda romana nel 1994. Più tardi
acquistano i diritti di autori come David Foster Wallace e Raymond Carver.
E oggi, nelleditoria, ci si è ormai abituati ai successi di
vendita e agli aumenti di tiratura di minimum fax. «Forse non
si può più parlare di hobby. Ogni giorno 150 persone vanno
in libreria e se ne escono con un minimum fax sotto il braccio».
Anche nella collana nichel escono libri che gli editori stessi desiderano leggere, testi di autori italiani della loro generazione. Curatore del progetto è Nicola Lagioia, uno dei redattori e scrittori della casa editrice. Questa primavera lui e Christian Raimo, un altro autore della casa, hanno curato la pubblicazione La qualità dellaria, un inventario di questa generazione, unantologia che riunisce 19 storie del nostro tempo: racconti, pezzi di prosa, un manuale e un fumetto. I due curatori hanno 31 e 29 anni, gli autori nati tra il 1964 e il 1975 sono vicini di età ai loro editori. Insomma, venti scrittori sotto i quarantanni. Quasi un decennio prima, nel 1996, era uscita lantologia Gioventù cannibale nella collana Stile libero di Einaudi. I dieci racconti della Prima antologia italiana dellorrore estremo suscitarono molto interesse, furono provocazioni estetiche. Gli autori, tra i 20 e 35 anni, erano giovani e sconosciuti. E gli scenari erano violenti, sanguinolenti, privi di senso, ma nuovi, perché vicini alla cultura trash, al pulp fiction, allo splatter. Lantologia diventò immediatamente unetichetta per un intero gruppo di scrittori e per parecchio tempo tutti i giovani scrittori italiani furono catalogati in buoni e cattivi ovvero cannibali o non. Oggi in Germania, i racconti dellantologia si leggono regolarmente alluniversità, nei corsi di letteratura delle facoltà ditalianistica, e viene analizzata la poetica dellintermedialità raggruppando unintera generazione di autori in base allinfluenza che la realtà mediatica ha esercitato su di loro. Alcuni dei giovani cannibali, in parte usciti allo scoperto per la prima volta con i loro racconti, vanno molto di moda oggi. E questo anche senza quelletichetta che, ostinatamente, continua ad essere loro attribuita. Ne sono un esempio Niccolò Ammaniti e Aldo Nove, rispettivamente con Io non ho paura e Amore mio infinito. Per verificare la Qualità dellaria, intesa come sguardo letterario sullItalia di oggi, nellanno 2004, sono stati raggruppati degli autori di minimum fax, e di altre case editrici, nonché esordienti. Dal 1996 i luoghi sono cambiati: se nei racconti di Gioventù cannibale erano i salotti e i centri commerciali a prevalere, adesso sono i luoghi pubblici, come unautostrada tra lItalia e la Francia, oppure la stazione Termini di Roma. Le due antologie hanno in comune il senso di vuoto intellettuale e la predominanza dei mass media. Questultimo aspetto, però, non è più un atteggiamento di rassegnazione davanti ai fenomeni mediatici e alla nausea che il consumismo suscita, descritto in modo provocatorio. Adesso cè rabbia. Una rabbia suscitata ad esempio pensando al 1992, quando le notizie di guerra da Sarajevo e la strage di Capaci venivano messe sullo stesso piano emotivo dei film Ghost-Fantasma e La bella e la bestia di Walt Disney, quella stessa rabbia che nasce dalla descrizione ironica di una generazione ottusa nel racconto Millenovecentonovantadue di Lagioia. È una generazione che si commuove politicamente? Perlomeno una generazione che, anche senza 25 aprile e 8 settembre, ha tante cose da dire, si chiede in che modo si potrebbe vivere di questi tempi, offre un manuale per ragazze che fanno pubblicità (Manuale per ragazze di successo, Paolo Cognetti), scrive dell11 settembre (Un muro di televisori, Andrea Pavi), si guarda in giro nello stesso modo a Bergamo e a Torino come a Bangkok o nella nuova Russia. Una generazione la cui apocalisse è rappresentata da un colossale porco che si aggira per Roma... In Italia tutto questo ha già suscitato grande interesse, probabilmente perché questi giovani autori osano pronunciare una parola quasi dimenticata: responsabilità. E si sono resi loro stessi responsabili, di «raccontarlo questo tempo».
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