Schengen... sì, ma...

Warum der Schengen-Vertrag uns nur eine bedingte Freiheit gebracht hat

 
di Mauro Venier
Deutsch von Danielle Kühne
Oggi all’interno della Comunità Europea – Regno Unito e Irlanda escluse – ci si può muovere liberamente, non ci sono più limitazioni e restrizioni a soggiorni e spostamenti.

E tutto questo grazie all’accordo di Schengen firmato nel 1985 da Germania, Francia e stati del Benelux, a cui hanno aderito nel corso degli anni gli altri paesi, a partire dall’Italia nel 1990.

In sostanza l’accordo di Schengen si basa su due punti fondamentali, di fatto rivoluzionari rispetto a ciò che la storia degli stati nazionali insegna:

1) Abolizione dei controlli alle frontiere interne, con conseguente totale libertà di circolazione;

2) Libertà di soggiorno da parte di un cittadino comunitario all’interno dell’intera comunità europea, senza alcuna limitazione né geografica, né temporale.

Almeno, questo è quanto governi e mezzi d’informazione hanno sempre propagandato. Peccato che ciò sia lo spirito di Schengen, ma purtroppo non, o almeno non ancora, la sua lettera. Lettera che, per di più, si ritrova contrastata dalle varie legislazioni nazionali.

Partiamo dal punto 1, tutto sommato il meno tragico, ma pericoloso, vista l’arbitrarietà che concede.

L’accordo di Schengen (su Internet, in lingua italiana, www.garanteprivacy.it/garante/preview_paragrafo) non abolisce in toto i controlli alle frontiere interne. L’accordo di Schengen abolisce di fatto solo l’obbligo del controllo da parte delle autorità di polizia e dogana (vedi Titolo I, Articolo 2). Viene lasciato all’arbitrio degli agenti di frontiera se e quanti veicoli controllare. Si perde così quella correttezza di controllo garantita dall’obbligo.

In effetti, più che un modo di favorire la circolazione nel senso “alto” del termine all’interno della comunità, in questo caso Schengen sembra piuttosto una misura di polizia stradale mirante alla diminuzione degli ingorghi e delle code. Una vera totale apertura delle frontiere obbligherebbe però a un’armonizzazione delle legislazioni fiscali e doganali (in quanto le frontiere aperte impedirebbero di fatto la lotta contro l’esportazione di capitali e altri reati, finanziari e non, questione in parte sollevata al Titolo II, Articoli 17-20 e 26) a cui i vari paesi non sono né tecnicamente pronti, né effettivamente interessati.

Ma la parte più interessante e più pregna di conseguenze per il cittadino comune è il punto 2.

La “leggenda” racconta che l’accordo Schengen ha liberalizzato in maniera totale il soggiorno, e di conseguenza la residenza, dei cittadini comunitari all’interno della comunità europea.

Bene, si tratta appunto di una leggenda: nel testo dell’accordo di Schengen, la questione del soggiorno – con tutto ciò che esso comporta – non è neanche citata. Come del resto nella susseguente convenzione (propriamente: convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen).

In effetti la questione del soggiorno è implicitamente inserita nella questione della libera circolazione: con una totale libertà di circolazione non si potrebbe più – almeno con una legislazione coerente, autoconsistente – impedire il fermarsi più o meno a lungo di un cittadino in un qualsiasi luogo. Non potrebbero più essere richiesti documenti tipo il permesso di soggiorno. Se la circolazione è facilitata, ma non liberalizzata, invece non vi è nessun problema né logico né legale nel mantenere dette limitazioni. E questo è Schengen: un accordo di facilitazione, non di liberalizzazione.

Si andrà oltre? Si arriverà ad applicare non solo la lettera, ma anche lo spirito di Schengen?

Ulteriori accordi – entrati in vigore alla fine degli anni ’90 – sembrano andare nella direzione della completa liberalizzazione del soggiorno e della residenza per i cittadini comunitari. Ma i singoli stati ne hanno spesso frainteso la sostanza, limitandosi alla forma. Se si legge per intero la legislazione europea – e i singoli paesi avrebbero l’obbligo di recepirla nella propria legislazione nazionale – non si può che arrivare alla conclusione che l’istituto del permesso di soggiorno dovrebbe essere considerato illegale. Ma... ci sono troppe forze contrarie.

L’abolizione del permesso di soggiorno, se seguita dalle logiche conseguenze legislative in senso “libertario”, avrebbe conseguenze quasi rivoluzionarie:

- Verrebbero a cadere praticamente tutti i problemi relativi al riconoscimento della doppia cittadinanza, in quanto i cittadini comunitari acquisirebbero tutti uguali diritti (con l’unica eccezione dell’eleggibilità parlamentare e del servizio militare);

- Non sarebbero più possibili le espulsioni legate al termine del permesso di soggiorno e simili (con la conseguenza che Länder come Baviera e Baden-Württemberg non potrebbero più far espellere quegli italiani, spagnoli, portoghesi, ecc. la cui unica colpa è quella di aver perso il lavoro);

- Sarebbe molto più problematica la schedatura politico-poliziesca degli stranieri (illegale già oggi in tutti i paesi europei, ma dove più dove meno operata in silenzio ovunque);

- I paesi più ricchi perderebbero un’arma di ricatto verso i paesi più poveri della comunità: se tu vuoi che io dia lavoro ai tuoi disoccupati, tu mi concedi questo e quello...

- Per non contare il ridimensionamento che subirebbero forze razzistico-razionarie come la Lega Nord in Italia, il Front National in Francia e i Republikaner – e la CSU! – in Germania.

Insomma, Schengen è stato un’apertura, un passo in avanti, ma più che la libertà, ci ha portato la libertà condizionale.

Heute ist es innerhalb der EU (Großbritannien und Irland ausgenommen) möglich, sich freizügig zu bewegen; es gibt keine Einschränkungen Aufenthalt und Ortsveränderung betreffend. Diese Freizügigkeit verdanken wir dem Schengen-Vertrag, der 1985 von Deutschland, Frankreich und den Benelux-Staaten unterzeichnet wurde. Im Verlauf der folgenden Jahre haben auch die anderen Länder dem Vertrag zugestimmt (Italien seit 1990). Im Wesentlichen basiert der Schengen-Vertrag auf zwei Grundpfeilern, die unter Berücksichtigung dessen, was uns die Geschichte der Nationalstaaten lehrt, tatsächlich revolutionär erscheinen.

1. Die Abschaffung der Kontrollen an den innereuropäischen Grenzen, folglich die vollständige Bewegungsfreiheit.

2. Die freie Wahl des Aufenthaltsorts für die EU-Bürger, ohne Zeit- und Ortseinschränkungen.

Zumindest wurde dieses von so vielen Regierungen und den Medien immer propagiert. Schade, dass hiermit zwar der Geist von Schengen spürbar wird, es sich aber nicht – zumindest noch nicht – um seine tatsächliche Umsetzung handelt. Eine Umsetzung, die zudem zu mehreren nationalen Gesetzgebungen in Widerspruch stehen würde. Beginnen wir mit dem ersten Punkt, alles in allem dem weniger problematischen, der aber in Anbetracht der Willkür, die er in sich birgt, gefährlich ist.

Der Schengen-Vertrag (im Internet, in italienischer Sprache, unter www.garanteprivacy.it/garante/preview_paragrafo) schafft die Kontrollen an den innereuropäischen Grenzen eigentlich nicht völlig ab. Tatsächlich schafft er nur die Pflichtkontrollen durch Polizei- und Zollbeamte ab (siehe Absatz 1, Artikel 2). Die Grenzbeamten dürfen weiterhin die Wagen kontrollieren – ob und wie viele Wagen jedoch kontrolliert werden, hängt nun von der Willkür der Beamten ab. Die bisher von der Verpflichtung zur Kontrolle gewährleistete Korrektheit der Kontrollen geht dabei verloren.

In Wirklichkeit scheint der Schengen-Vertrag eher eine Maßnahme der Straßenpolizei zu sein – mit dem Ziel, Verkehrsstaus und Autoschlangen zu vermeiden – als eine Möglichkeit, die Bewegungsfreiheit innerhalb der europäischen Union zu fördern. Eine wirkliche vollständige Öffnung der Grenzen würde jedoch zu einer Harmonisierung der Steuer- und Zollgesetzgebungen verpflichten, hielte vom Kampf gegen Kapitalflucht ab und würde steuerliche und andere Delikte verhindern (dieses Problem ist z.T. im Absatz 2, Artikel 17 – 20 und 26 behandelt). Darauf sind die einzelnen Länder weder gut vorbereitet, noch daran wirklich interessiert.

Am interessantesten und sehr folgenreich für den EU-Bürger ist jedoch Punkt 2. Dass der Schengen-Vertrag den Aufenthalt der EU-Bürger und deren Wohnsitz vollständig liberalisiert hat, ist im Grunde genommen ein „Märchen“. Im Text des Schengen-Vertrags ist in Wirklichkeit die Frage des Aufenthalts und alles, was sie einschließt, nicht einmal erwähnt, auch nicht im darauffolgenden Abkommen (eigentlich Anwendungskonvention des Schengener Abkommens). Tatsächlich impliziert das Problem der Bewegungsfreiheit die Frage des Aufenthaltes. Mit einer vollständigen Bewegungsfreiheit – bei einer kohärenten, fundierten Gesetzgebung – dürfte man einen EU-Bürger nicht mehr daran hindern, sich an einem beliebigen Ort mehr oder weniger lange aufzuhalten. Keine speziellen Dokumente, wie z.B. eine Aufenthaltsgenehmigung, wären dann mehr erforderlich. Ist aber die Bewegungsfreiheit nur erleichtert, aber nicht liberalisiert, dann ist es vom logischen und juristischen her leicht, Einschränkungen aufrechtzuerhalten. Schengen ist ein Vertrag, der viel erleichtert, aber nicht liberalisiert. Wird sich das eines Tages ändern? Wird sich bei seiner Umsetzung der Geist von Schengen irgendwann verwirklichen? Spätere Abkommen (Ende der 90er Jahre in Kraft getreten) scheinen in die Richtung der vollständigen Liberalisierung von Aufenthalt und Wohnsitz für die EU-Bürger zu gehen. Aber die einzelnen Staaten haben das Wesentliche missverstanden und sich auf Äußerlichkeiten beschränkt. Liest man die europäische Gesetzgebung gründlich (und die einzelnen Ländern hätten die Pflicht, sie in ihre eigenen nationalen Gesetzgebungen aufzunehmen), dann muss man zu dem Schluss kommen, dass die Erstellung einer Aufenthaltsgenehmigung illegal ist. Aber... es gibt noch zu viele Widerstände. Die Abschaffung der Aufenthaltsgenehmigung hätte nahezu revolutionäre Ergebnisse, folgten ihr die logischen legislativen und wirklich liberalisierenden Konsequenzen:

- Es gäbe keine Probleme mehr im Bezug auf die Anerkennung der doppelten Staatsbürgerschaft. Alle EU-Bürger erhielten die gleichen Rechte (die parlamentarische Wählbarkeit und der Wehrdienst ausgenommen).

- Legale Abschiebungen im Zusammenhang mit dem Ablauf der Aufenthaltsgenehmigung könnten nicht mehr geschehen (Länder wie Bayern und Baden-Württemberg dürften nicht mehr Italiener, Spanier, Portugiesen etc. abschieben, deren einzige Schuld darin besteht, ihre Arbeit verloren zu haben).

- Die Einrichtung von Ausländerkarteien durch politische und polizeiliche Behörden wäre problematischer. Eigentlich ist sie schon heute in allen europäischen Ländern illegal, wird jedoch überall mehr oder weniger stillschweigend praktiziert.

- Die reichsten Länder würden gegenüber den ärmsten Ländern der Europäischen Union ein Erpressungsmittel verlieren (nach dem Motto „Gibst du mir, so gebe ich dir“; „Willst du, dass ich deinen Arbeitslosen Arbeit gebe, dann gewährst du mir dies und das).

- Vergessen wir nicht, dass es zu einer notwendigen Umstrukturierung der reaktionären rassistischen Kräfte führen würde – Lega Nord in Italien, Front National in Frankreich, CSU in Deutschland.

Im Grunde genommen ist der Schengen-Vertrag ein Beginn, ein Schritt nach vorn, aber er hat uns nur eine bedingte Freiheit gebracht, nicht die Freiheit schlechthin.