Helga Schneider

Portrait einer deutschen Schriftstellerin, die in Italien lebt

 
di Elisa De Grandis
Übersetzung von Regine Hartung
Helga Schneider nasce nel 1937 in Polonia, in un territorio all’epoca tedesco che lascia nel 1948 per stabilirsi dapprima in Austria e poi, a partire dal 1963, definitivamente in Italia. Qui comincia la sua carriera di scrittrice che decolla definitivamente nel 1995 con la pubblicazione del libro Il rogo di Berlino.

Della Germania non conserva solo la “potestà” ma anche le esperienze della sua infanzia e prima giovinezza, filo conduttore della sua ricchissima produzione letteraria. Il rogo di Berlino, debutto letterario della scrittrice, racconta della sua infanzia triste e solitaria in una città distrutta, Berlino. Abbandonata dalla madre, SS nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, Helga Schneider cresce con la matrigna instaurando con lei un rapporto molto conflittuale e sentimentalmente inesistente. Al lato più personale di questo libro se ne associa un altro, quello della testimonianza storica, poiché l’autrice rientra in quei gruppi di bambini ammessi nel bunker di Hitler nei mesi prima della capitolazione tedesca: l’ultima carta giocata dal ministero della propaganda per mostrare l’amore del Führer nei confronti del proprio popolo.

Il nazismo permea in toto l’esistenza di Helga Schneider tanto che nel romanzo Lasciami andare madre la scrittrice cerca di riallacciare i rapporti con la madre ormai molto anziana, ma indissolubilmente legata al suo passato nel Reich.

Nella breve intervista che segue la scrittrice assurge a emblema dell’incontro di due culture, quella tedesca e quella italiana, ponendole in diretto paragone.

Signora Schneider, quando lei era ancora una scrittrice in erba e precisamente nel 1957, coi proventi derivanti dalla sua prima pubblicazione riuscì a fare un viaggio in Italia. Sa dirmi il perché della scelta di questa meta?

Avevo ricevuto da un piccolo editore un anticipo per un romanzo, che però non fu mai pubblicato perché la casa editrice chiuse i battenti. Con quel denaro desideravo solo esaudire un mio vecchio desiderio, quello di fare un viaggetto turistico in Italia. Proposi a un’amica di venire con me e partimmo. Tutto qui.

Facemmo una tappa a Verona dove incontrai un ragazzo bolognese. Andammo a mangiare una pizza in tre, la mia amica, lui ed io. Ripartendo lui disse: «Sulla via del ritorno fermati a Bologna, voglio presentarti alla mia famiglia». Dopo Roma partii per Bologna, ma non ripartii più per Vienna. A Vienna non mi aspettava nessuno, ero in rottura con mio padre e la sua seconda moglie. A Bologna trovai una famiglia numerosa che mi accolse con calore.

E da allora non se n’è più andata, complice anche l’incontro con colui che divenne poi suo marito. Ma, oltre a questo, che cosa l’ha spinta a rimanere in Italia?

L’Italia mi piacque subito per le sue abitudini, la sua mentalità, la sua cucina, la sua lingua. Volli subito imparare l’italiano per poterlo scrivere. Nel giro di pochi anni cominciai a collaborare con dei giornali italiani come Il resto del Carlino ecc.

Lei si definisce una scrittrice “bolognese”. Il sentirsi così profondamente italiana può essere interpretato come un allontanamento dalla sua terra d’origine, la Germania?

Sono diventata bolognese, ma sono anche Slesiana, dove sono nata, tedesca, austriaca, ho parenti in Ucraina e nella ex Boemia. Sono un ibrido senza vere radici.

Partendo dalle sue esperienze personali, quali sono i pregi e i difetti di queste due culture a confronto?

Per me gli italiani sono l’opposto dei tedeschi. Me ne accorgo quando vado in Germania. Ma apprezzo i pregi e le virtù di entrambi i popoli. In Germania, ad esempio, sono rimasta letteralmente senza parole vedendo con quale impegno civile i tedeschi adempiano alla raccolta differenziata dei rifiuti. Credo che in Italia ci metteremo ancora anni per arrivarci...

Quali sono le sue idee in fatto di politica, quali diversità fra Italia e Germania le piacciono o le procurano fastidio?

Io mi considero solo una scrittrice e non mi sento in grado di dare pareri di politica nazionale o estera.

Oggi come ai tempi del Reich chi possiede i mezzi di comunicazione esercita un grande potere e cioè quello di indirizzare le opinioni degli utenti. Già Heinrich Böll in L’onore perduto di Katharina Blum, ad esempio, lancia un monito sulla manipolazione dell’opinione pubblica da parte dei media. Qual è la sua opinione in proposito, essendo lei stessa “operatrice” nella comunicazione?

Vengo spesso invitata alla televisione italiana ma, rendendomi conto della responsabilità che ho nel momento in cui esprimo un’opinione su una questione politica, etica, morale ecc., mi esprimo solo se sono assolutamente certa di essere competente in materia. Spesso infatti non lo sono e lo dico. E taccio.

Ringraziamo la signora Schneider per la breve intervista accordataci con gentilezza e le auguriamo in bocca al lupo per le sue prossime pubblicazioni.


Bibliografia essenziale:


1995 Il rogo di Berlino

1997 Porta di Brandeburgo

1998 Il piccolo Adolf non aveva le ciglia

2001 Lasciami andare madre

2004 L’usignolo dei Linke

2004 L’albero di Goethe


Il sito ufficiale della scrittrice: www.helgaschneider.com

Helga Schneider wird 1937 in Polen geboren, in ehemalig deutschem Gebiet, das sie 1948 verließ, um sich zunächst in Österreich und ab 1963 für immer in Italien niederzulassen. Hier beginnt ihre Karriere als Schriftstellerin, und zwar im Jahr 1995 mit dem Buch Kein Himmel über Berlin.

Aus Deutschland behält sie nicht nur die “Gewalt”, sondern auch die Kindheits- und Jugenderfahrungen, Schlüsselthemen ihrer reichen literarischen Produktion. Ihr literarisches Debüt erzählt von ihrer traurigen und einsamen Kindheit im zerstörten Berlin. Helga Schneider wird von der Mutter verlassen, die Mitglied der SS im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau war, und wächst bei ihrer Stiefmutter auf, zu der sie eine sehr konflikthafte und gefühllose Beziehung hat. Zu dieser persönlicheren Ebene des Buches, gesellt sich eine andere, die der historischen Zeugenschaft, denn die Autorin gehört zu jenen Kindergruppen, die unmittelbar vor der deutschen Kapitulation Zutritt zum Führerbunker erhielten - letzte vom Propagandaminister ausgespielte Karte, um die Liebe des Führers in Beziehung zu seinem eigenen Volk zu zeigen.

Der Nationalsozialismus durchdringt das Leben von Helga Schneider so sehr, dass sie in dem Roman Lass mich gehen versucht, die Beziehung zur Stiefmutter wiederaufzunehmen, die noch in hohem Alter unlösbar mit ihrer Vergangenheit im Reich verbunden ist.

In dem folgenden kurzen Interview, steht die Schriftstellerin stellvertretend für die Begegnung zweier Kulturen, der deutschen und der italienischen, indem sie sie direkt vergleicht.

Frau Schneider, als Sie noch eine junge Schriftstellerin waren, genauer gesagt im Jahre 1957, konnten Sie mit den Einnahmen Ihrer ersten Publikation eine Reise nach Italien machen. Warum haben Sie sich ausgerechnet dieses Reiseziel ausgesucht?

Ich hatte von einem kleinen Verleger einen Vorschuss für einen Roman erhalten, der nie publiziert wurde, weil der Verlag Konkurs anmeldete. Mit diesem Geld wollte ich meinen alten Traum verwirklichen, den einer Reise nach Italien. Ich schlug es einer Freundin vor und wir fuhren los. Das war alles.

Wir machten Halt in Verona, wo ich einen jungen Mann aus Bologna kennenlernte. Wir gingen zusammen Pizza essen: meine Freundin, er und ich. Als wir abreisten, sagte er: »Komm auf dem Rückweg in Bologna vorbei – ich will dich meiner Familie vorstellen.« Nach Rom fuhr ich nach Bologna und kehrte nicht mehr nach Wien zurück. In Wien wartete niemand auf mich – ich hatte mit meinem Vater und seiner zweiten Frau gebrochen. In Bologna traf ich dagegen eine vielköpfige Familie, die mich wärmstens aufnahm.

Und seitdem sind Sie nicht mehr weggegangen, auch aufgrund der Tatsache, dass derjenige, den Sie trafen, Ihr Mann wurde. Aber was hat Sie darüber hinaus motiviert, in Italien zu bleiben?

Italien gefiel mir sofort wegen seiner Sitten und Bräuche, seiner Mentalität, seiner Küche und Sprache. Ich wollte sofort Italienisch lernen, um es zu schreiben. Innerhalb weniger Jahre begann ich für italienische Zeitungen wie z.B. Il resto del Carlino etc. zu schreiben.

Sie definieren sich als “Bologneser” Schriftstellerin. Diese gefühlte italienische Identität – kann sie auch als Entfernung von ihrem Herkunftsland, Deutschland, interpretiert werden?

Ich bin Bologneserin, aber auch Schlesierin, wo ich geboren bin, sowie Deutsche und Österreicherin. Ich habe Verwandte in der Ukraine und im ehemaligen Böhmen. Ich bin ein Hybridgewächs ohne wahre Wurzeln.

Ausgehend von Ihren persönlichen Erfahrungen: welches sind die Vor- und Nachteile der zwei Kulturen im Vergleich?

Für mich sind die Italiener das Gegenteil der Deutschen. Das stelle ich immer wieder fest, wenn ich nach Deutschland fahre. Aber ich schätze die Vorteile und Tugenden beider Völker. In Deutschland z.B. war ich tatsächlich sprachlos, als ich sah, mit welchem sozialen Engagement die Deutschen die Mülltrennung betreiben. Ich denke, in Italien brauchen wir noch Jahre, um dorthin zu kommen...

Was ist Ihre Meinung in Sachen Politik, welche Unterschiede zwischen Italien und Deutschland gefallen Ihnen und welche ärgern Sie?

Ich betrachte mich nur als Schriftstellerin und fühle mich nicht in der Lage, Meinungen über die nationale oder ausländische Politik äußern.

Heute, wie zu Zeiten des Dritten Reiches, hat derjenige, der die Kommunikationsmittel in der Hand hat, einen großen Einfluss auf die Meinungen der Rezipienten. Schon Heinrich Böll prangert z.B. in Die verlorene Ehre der Katharina Blum die Manipulation der öffentlichen Meinung durch die Medien an. Was ist Ihre Meinung diesbezüglich, da Sie selbst in dem Bereich der Kommunikation tätig sind?

Ich werde oft ins italienische Fernsehen eingeladen, aber ich bin mir der Verantwortung bewusst, die ich in dem Moment habe, in dem ich eine Meinung zu einer politischen, ethischen, moralischen oder anderen Frage äußere. Deshalb äußere ich mich nur, wenn ich mir absolut sicher bin, in der Materie kompetent zu sein. Oft bin ich es doch nicht, was ich dann zugebe, und zu dem Thema schweige.

Wir danken Frau Schneider für das kurze Interview, das sie uns netterweise gegeben hat und wir wünschen ihr alles Gute für die nächsten Publikationen.


Bibliographie – Werke auf Deutsch:


1995 Kein Himmel über Berlin, Piper Verlag

2001 Lass mich gehen, Piper Verlag

2006 Als wir Kinder waren, Piper Verlag


Die offizielle Website der Schriftstellerin: www.helgaschneider.com