Omaggio a Tiziano Terzani

Nel 2004 è tristemente scomparso "Anam", il Senzanome: il segreto di un fenomeno

 
di Teresa Mattogno
Übersetzung von Gesa Mattiesch
Quando, nella primavera del 2004, venni a sapere che Tiziano Terzani aveva scritto ancora un libro, corsi in libreria per acquistarlo, spinta da una curiosità mista a una vaga speranza, non immaginando neppure quanto la successiva lettura di Un altro giro di giostra avrebbe cambiato la mia vita, modificato il mio rapporto con le cose e con il mondo, occupato i miei pensieri e guidato le mie riflessioni sulla realtà umana e non umana.

Era praticamente l’ultimo regalo che questo grande giornalista e scrittore ci faceva, a noi appassionati del suo giornalismo “dal volto umano”, partecipe e sensibile, non gridato, mai sensazionalistico, che faceva uso delle parole dando ad esse il giusto significato. E non è poco, visto il rumore linguistico che prevalentemente ci circonda.

La sua scomparsa nel luglio 2004, pochi mesi dopo la pubblicazione del libro che è il resoconto dell’ultimo grande viaggio di un uomo che aveva dedicato con passione la sua vita a capire e raccontare il mondo, ha suscitato un interesse sempre crescente per i suoi libri e un’ondata di affetto pieno di gratitudine per il loro autore.

Conoscevamo la sua trentennale permanenza in Asia come corrispondente per il settimanale Der Spiegel, che ne aveva fatto il testimone più autorevole dei grandi eventi politici e culturali che si verificarono in quel continente a partire dagli anni Sessanta in poi.

Dal Vietnam alla Cambogia, dalla Cina all’India e all’Unione Sovietica, era sempre la voce di Tiziano Terzani che ci raccontava dell’orrore delle guerre e delle ideologie, delle bellezze e delle miserie lontane e, infine, di quell’abisso ideologico, sociale e culturale fra l’Occidente, in cui era nato, e l’Oriente, in cui aveva scelto di vivere.

Mentre i suoi primi libri erano reportage di lontani viaggi di un grande giornalista che attraversava l’Oriente e vedeva, deluso, la Cina trasformarsi da utopia socialista a dittatura, che aveva intuito il crollo dell’Unione Sovietica e lo aveva descritto prima degli altri, che, dando ascolto a un indovino, non prese l’aereo per un anno, salvandosi così da un incidente, con Lettere contro la guerra, uscito nel 2002, la sua voce si fa più personale e coinvolgente.

Rinuncia alla pace delle montagne dell’Himalaya, dove si era ritirato a vivere, si unisce alle folle e interviene nel dibattito politico in seguito all’attentato terroristico di New York dell’11 settembre, incitando l’uomo a riflettere, a riappropriarsi del mondo in cui vive, a eliminare la violenza che vi regna, a rompere con il proprio passato e, seguendo un’idea ricorrente nel pensiero indiano del secolo scorso, a fare un “salto evolutivo di qualità”. «L’argomento è semplice – ci dice Terzani –, se l’homo sapiens, quello che ora siamo, è il risultato della nostra evoluzione dalla scimmia, perché non immaginarsi che quest’uomo, con una nuova mutazione, diventi un essere più spirituale, meno attaccato alla materia, più impegnato nel suo rapporto con il prossimo e meno rapace nei confronti del resto dell’universo? Il momento non potrebbe essere più appropriato, visto che questo homo sapiens è arrivato ora al massimo del suo potere, compreso quello di distruggere se stesso con quelle armi che, poco sapientemente, si è creato».

Ma è con Un altro giro di giostra, seguito da La fine è il mio inizio – resoconto di una vita raccontato al figlio Folco e pubblicato nel marzo 2006 –, che Tiziano Terzani compie il suo salto di qualità e ci prende con sé in un viaggio dentro la malattia che lo aveva colpito e, nei vari continenti, alla ricerca di una cura.

Un viaggio che si articola in tappe geografiche attraverso l’Italia, gli Stati Uniti e l’Asia, alle quali corrisponde la scoperta di altrettante filosofie terapeutiche, per giungere infine alla convinzione che il continente da scoprire è un altro, che la meta del viaggio e della ricerca di ogni essere umano non è né orientale né occidentale, ma è qualcosa dentro ognuno di noi. E che la cura è quella di cambiare se stessi e, grazie a questa trasformazione interiore, dare il proprio contributo alla costruzione di un mondo migliore. È la più bella testimonianza che ci ha lasciato, una “Bibbia laica”, come qualcuno ha detto, una lettura che è terapia, un viaggio che è ricerca.

Sempre leggero e sorridente, poetico e spiritoso, il suo linguaggio, che pure affronta temi come la vita e l’ultimo grande mistero, quello della morte, riesce ad attraversare la cortina di rumori che circonda noi, donne e uomini moderni, e a toccare le corde più profonde del nostro animo, riproponendoci la riflessione sulle domande semplici e fondamentali di sempre: «Io, chi sono?», «Qual è il senso della mia presenza su questo mondo?» e incoraggiandoci, con la sua proverbiale risata, a vedere il mondo che ci circonda con uno sguardo diverso, a godere di più la propria vita e a vederla in un contesto più grande.

Als ich im Frühjahr 2004 erfuhr, dass Tiziano Terzani wieder ein Buch geschrieben hatte, bin ich gleich in die nächste Buchhandlung geeilt, um es zu kaufen. Getrieben wurde ich von einer Neugier, die sich mit einer vagen Hoffnung vermischte, ohne mir überhaupt vorstellen zu können, wie sehr die Lektüre von Noch eine Runde auf dem Karussel mein Leben verändern, meine Beziehung zu den Dingen und der Welt umkrempeln würde, meine Gedanken beeinflussen und meine Überlegungen über die menschliche und nichtmenschliche Welt lenken sollte.

Dies war sozusagen das letzte Geschenk dieses großartigen Journalisten und Schriftstellers, das er uns, die so begeistert von seinem Journalismus mit den „menschlichen Zügen“ waren, machte. Dieser war so anteilnehmend und sensibel, nicht laut und niemals sensationsgeil, sondern er benutzte die Worte, um ihnen die richtige Bedeutung zuzuweisen. Und das ist nicht wenig, wenn man den sprachlichen Lärm bedenkt, der uns nahezu überall umgibt.

Sein Tod im Juli 2004, nur wenige Monate nach dem Erscheinen des Buches, das der Bericht von der letzten großen Reise eines Mannes ist, der sein Leben mit großer Hingabe dem Verstehen und Erzählen der Welt gewidmet hat, hat ein zunehmendes Interesse an seinen Büchern hervorgerufen und eine Gefühlswelle voller Dankbarkeit für diesen Autor.

Wir lernten ihn während seines 30 Jahre dauernden Aufenthalts in Asien als Korrispondent für das Wochenmagazin Der Spiegel kennen, wodurch er zum anerkanntesten Zeitzeugen der bedeutenden politischen und kulturellen Ereignisse wurde, die ab den 60er Jahren auf diesem Kontinent stattfanden.

Von Vietnam bis Kambodscha, von China bis Indien und bis hin zur Sowjetunion, war es stets die Stimme von Tiziano Terzani, die uns von den Kriegs- und Ideologiengräuel, von den Schönheiten und dem weit entfernten Elend und schließlich von der ideologischen, sozialen und kulturellen Kluft zwischen dem Westen, wo er geboren war und dem Osten, den er als Lebenswelt gewählt hatte, berichtete.

Während seine ersten Bücher Berichte ferner Reisen eines großen Journalisten waren, der Asien durchquerte und enttäuscht mit ansehen musste, wie China sich von einer sozialistischen Utopie zu einer Diktatur wandelte, der den Zerfall der Sowjetunion gespürt und ihn vor allen anderen beschrieben hatte und der auf einen Weissager hörte, ein Jahr kein Flugzeug bestieg und sich so vor einem Unfall retten konnte, wird seine Stimme mit dem Roman Briefe gegen den Krieg (2002 erschienen) wesentlich persönlicher und ergreifender.

Er verzichtet auf den Frieden in den Bergen des Himalaya, wohin er sich zum Leben zurückgezogen hatte, schließt sich den Massen an und mischt sich in die politische Diskussion ein, die auf die terroristischen Anschläge vom 11.09.2001 in New York folgen. Damit will er die Menschen zum Nachdenken bewegen, sie anhalten, sich die Welt, in der sie leben, wieder zu eigen zu machen, die Gewalt, die dort vorherrscht zu beseitigen, mit der eigenen Vergangenheit zu brechen und einer Idee zu folgen, die auf eine indische Vorstellung aus dem letzten Jahrhundert zurückgeht, „einen qualitativen Entwicklungssprung“ zu vollziehen. »Die Sache ist ganz einfach – sagt Tiziano Terzani –, wenn der Homo sapiens, der wir jetzt sind, das Ergebnis unserer Entwicklung vom Affen ist, warum sollen wir uns dann nicht vorstellen, dass dieser Mensch durch weitere Mutation ein spirituelleres Wesen wird, das weniger an der Materie hängt und mehr auf die Beziehung zu seinem Nächsten bedacht ist und weniger gierig dem Rest der Welt gegenüber steht? Der Augenblick könnte nicht günstiger sein, denn dieser Homo sapiens ist jetzt auf der höchsten Machtstufe angelangt, auf der er sogar sich selbst mit jenen Waffen zerstört, die er unkluger Weise selbst erschaffen hat.«

Doch es ist mit Noch eine Runde auf dem Karussel, gefolgt von Das Ende ist mein Anfang – dem seinem Sohn Folco erzählten Lebensbericht, der im März 2006 erschien – durch das er seinen Entwicklungssprung vollzieht und uns auf seine Reise zu der Krankheit mitnimmt, die ihn befallen und gegen die er auf den verschiedenen Erdteilen eine Behandlungsmethode gesucht hat. Diese Reise teilt sich in verschiedene geografische Abschnitte durch Italien, die USA und Asien auf, bei denen ebenso viele therapeutische Ansichten entdeckt werden, und die schließlich doch zu der Überzeugung führt, dass der zu entdeckende Kontinent ein anderer ist, dass das Reise- und Entdeckungsziel jedes Menschen weder im Osten noch im Westen liegt, sondern durch etwas bestimmt wird, das wir alle in uns tragen. Und dass der Heilungsprozess darin besteht, sich selbst zu verändern und dass dank dieses inneren Wandels ein ganz persönlicher Beitrag zum Aufbau einer besseren Welt geleistet wird. Dies ist das schönste Zeugnis, das er uns hinterlassen hat. Eine „weltliche Bibel“, wie jemand sagte, eine Lektüre, die Therapie ist, eine Reise, die eine Suche ist.

Seine immer leichte und heitere, poetische und geistreiche Sprache, die es trotzdem mit Themen wie dem Leben und dem letzten großen Geheimnis, dem Tod, aufnimmt, schafft es die Lärmmauer zu durchbrechen, die uns moderne Frauen und Männer umgibt, und uns im Innersten unserer Seele zu treffen und uns anzuregen, über die seit jeher einfachsten und grundlegendsten Fragen nachzudenken wie »Wer bin ich?«, »Was ist Sinn und Zweck meines Daseins auf Erden?« und der uns mit seinem altbekannten Lachen ermutigt, unsere Umgebung mit einem anderen Blick zu betrachten, unser eigenes Leben mehr zu genießen und es in einem größeren Zusammenhang zu sehen.