Pier Vittorio Tondelli

Hommage an einen umstrittenen Schriftsteller, der meinte, dass »Reisen ein wenig das Erinnern an eine bestimmte Zeit im eigenen Leben ist«.

 
di Donatella Brioschi
Deutsch von Danielle Kühne
Pier Vittorio Tondelli appartiene alla generazione italiana degli anni Ottanta. Nato nel 1955 a Correggio e morto prematuramente nel 1991, ha lasciato nelle sue opere la testimonianza delle problematiche di quegli anni e ha anticipato con la sua scrittura lo stile minimalista americano. Fondatore nel 1990 della rivista monografica Panta con Elisabetta Sgarbi e Alain Elkann, scopritore di giovani di talento come Niccolò Ammaniti, e creatore del progetto “Under 25” – una pubblicazione di scrittori esordienti sotto i venticinque anni –, quando muore a 36 anni Tondelli ha già fotografato nei suoi libri i malesseri e le falsità della società del suo tempo. Già all’esordio, nel 1980, il suo libro di racconti Altri libertini (Feltrinelli) viene sequestrato e processato per oscenità, anche se poi assolto. Anche dalla critica, che l’anno dopo lo accoglie favorevolmente. Il linguaggio è crudo e viene considerato blasfemo. Ma come disse una volta Tondelli a Fulvio Panzeri e Generoso Picone nel libro Tondelli. Il mestiere di scrivere: «Volevo comunicare ad altre persone che avessero più o meno la mia età, non mi interessava il cosiddetto mondo degli adulti né quello della critica ufficiale. Avevo un’idea di lettore e cercavo un determinato pubblico». E la stessa ricerca viene fatta per Pao Pao (Feltrinelli, 1982): la storia di un ragazzo omosessuale che vive il servizio militare in modo assai più traumatico di altri, le vicende di tanti ragazzi di diversa estrazione sociale, la solitudine e la malinconia. Un documento sociologico di anni difficili per l’Italia, visti con gli occhi di uno scrittore che ha vissuto la stessa esperienza.

Nel 1985, quando esce il suo romanzo Rimini (Bompiani), lo scrittore viene intervistato da molti giornali perché ritenuto uno dei nuovi giovani autori promettenti, il titolo incuriosisce ed è subito un successo tra il pubblico, anche se ancora una volta la critica si spacca. Nell’immaginario collettivo Rimini rappresenta il luogo dei divertimenti notturni, della gioventù che ricerca l’effimero, ma dietro la scelta di questo titolo si nascondono le frustrazioni dei suoi personaggi falliti. Un linguaggio secco e scene cinematografiche, una scrittura fatta di immagini e in anticipo sui tempi.

E ci vuole molto coraggio anche per scrivere Camere separate (Bompiani, 1989), in cui l’omosessualità viene trattata come sentimento e dove la solitudine, la separazione, l’abbandono che i suoi personaggi vivono, sono temi particolarmente cari allo scrittore già destinato a morire di AIDS. La diversità di cui parla non è principalmente quella sessuale, ma è più spesso legata a scelte personali che mettono in crisi il meccanismo della società che sente il bisogno di inquadrare ed etichettare ogni cosa. In questa fase Tondelli arriva ad un cambiamento della sua prosa che non è più fatta di gerghi, di linguaggio sperimentale e moderno, ma è matura e consapevole.

Nel 1990 Bompiani pubblica il suo Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni Ottanta, un “romanzo critico” che riassume tutta la produzione artistica, giornalistica e saggistica di Tondelli negli anni Ottanta. Sarà la sua ultima opera prima di morire e a questo progetto si dedica con molta attenzione. In essa sono contenuti frammenti, riflessioni e descrizioni di un viaggio nel mondo provinciale italiano e, inoltre, parla di teatro, di musica, di fumetto, della contestazione studentesca, delle prime feste da ballo e della sua vita in quegli anni. Segue L’abbandono. Racconto dagli anni Ottanta (Bompiani, 1993).

Tondelli sosteneva che «viaggiare è un po’ ricordarsi di un tempo della propria vita» e nei suoi libri passa con disinvoltura da un paesaggio all’altro, da una città della provincia italiana a una capitale europea, dall’aereo alla bicicletta. Ama il mondo dell’Emilia Romagna, ma vive a Milano per scrivere e intrattenere contatti con il mondo editoriale, di cui si trova testimonianza in Quaderni di Panta. Pier Vittorio Tondelli (Bompiani, 2001). Un ritratto sincero di questo autore ancora vivo nei ricordi di chi lo ha conosciuto soprattutto per la sua parte umana molto profonda.

Pier Vittorio Tondelli gehört der 80er Jahre-Generation Italiens an. 1955 in Correggio (Provinz Emilia Romagna) geboren und zu früh 1991 gestorben, stellen seine Werke ein Zeugnis für die Schwierigkeiten und Probleme jener Jahre dar. Sein literarisches Werk kann als Vorläufer des amerikanischen Minimalismus angesehen werden. 1990 gründet er zusammen mit Elisabetta Sgarbi und Alain Elkann die Literaturzeitschrift Panta, er entdeckt junge Talente wie Niccolò Ammaniti und ruft das Projekt Under 25 ins Leben, einen Erzählband junger, angehender Schriftsteller, die unter 25 Jahre alt sind. Als Tondelli im Alter von 36 Jahren stirbt, hat er in seinen Büchern bereits die Schwächen und die Heuchlereien seiner Gesellschaft festgehalten.

Sein 1980 erschienenes Erstlingswerk, der Episodenroman Altri libertini, Feltrinelli (Andere Freiheiten, Rowohlt 1990) wird kurz nach Erscheinen wegen Obszönität beschlagnahmt und Tondelli wird angeklagt, auch wenn er später freigesprochen wird. Von den Kritikern, die sich zunächst verhalten äußerten, wird das Buch ein Jahr später sehr positiv aufgenommen. Die Sprache ist roh und sie wird als blasphemisch beurteilt. Tondelli beschrieb seinen Stil selbst einmal gegenüber Fulvio Panzeri und Generoso Picone in dem Buch Tondelli. Il mestiere di scrivere (Tondelli. Der Beruf des Schreibens. A.d.Ü: In Deutschland unveröffentlicht. Eigene Übersetzung des Titels) folgendermaßen: „Ich wollte mit anderen Menschen kommunizieren, die mehr oder weniger mein Alter hatten. Mich interessierte weder die sogenannte Welt der Erwachsenen noch die offizielle Kritik. Ich hatte eine Idee von Leser im Kopf und ich suchte ein bestimmtes Publikum.“ Auf dieselbe Suche begibt er sich für Pao Pao, Feltrinelli 1982 (Pao. Gruppenbild mit Mann, Rowohlt 1989), das die Geschichte eines jungen, homosexuellen Mannes erzählt, der seinen Wehrdienst sehr viel schlimmer als andere erlebt. Es handelt von den Erlebnissen verschiedener junger Menschen ganz unterschiedlicher sozialer Herkunft, von der Einsamkeit und der Melancholie. Es ist ein gesellschaftliches Zeugnis schwieriger Jahre für Italien, die mit den Augen eines Schriftstellers gesehen werden, der dieselben Erfahrungen gemacht hat.

Als 1985 sein Roman Rimini bei Bompiani (Rimini, Goldmann 1990) erscheint, wird Tondelli von vielen Zeitungen interviewt, da er als einer der vielversprechendsten neuen, jungen Autoren bewertet wird. Der Titel des Romans macht neugierig und ist sofort ein Publikumserfolg, auch wenn die Kritik wieder einmal gespalten ist. In den Köpfen der Allgemeinheit stellt Rimini, die Stadt an der Adria, einen Ort der nächtlichen Vergnügungen und der Jugend dar, die das Vergängliche sucht, doch hinter diesem Titel verbirgt sich der Frust der gescheiterten Personen dieses Buches. Der Stil des Romans ist trocken, von cinematografischen Szenen geprägt, setzt sich aus Bildern zusammen und greift der Zeit voraus.

Es braucht viel Mut, um das Buch Camere separate, Bompiani 1989 (Getrennte Räume, Rowohlt 1993) zu schreiben, in dem Homosexualität als ein Gefühl beschrieben wird und die Einsamkeit, die Trennung und der Verlust, den die Personen erleben, Themen sind, die dem Autor, der bereits weiß, dass er an Aids sterben wird, selbst besonders nahe gehen. Die Andersartigkeit, von der das Buch handelt, bezieht sich nicht hauptsächlich auf die Sexualität, sondern ist v.a. mit ganz persönlichen Entscheidungen verbunden, die den gesellschaftlichen Mechanismus erschüttern, jede Sache in ein Schema einzuordnen und ihr einen Stempel zu verpassen. In dieser Phase kann bei Tondelli ein Wechsel seines Schreibstils festgestellt werden: Er wird nicht mehr durch umgangsprachliche Register, durch experimentelle und moderne Sprachformen geprägt, sondern ist reifer und bedachter.

1990 gibt Bompiani Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni Ottanta heraus (Ein postmodernes Wochenende. Chroniken aus den 80iger Jahren. A.d.Ü: In Deutschland unveröffentlicht. Eigene Übersetzung des Titels). In diesem „kritischen Roman“ werden alle von Tondelli in den 80iger Jahren verfassten Aufsätze, Zeitungsartikel, Vorträge usw. zusammengefasst. Dies wird das letzte Werk vor seinem Tod sein, dem er sich mit großer Aufmerksamkeit widmet. Es enthält Fragmente, Gedanken und Beschreibungen einer Reise durch das provinzielle Italien, doch gleichzeitig handelt es von Theater, Musik und Comics; von der Studentenbewegung, den ersten Partys und seinem Leben damals. Auf Un weekend postmoderno folgt 1993 bei Bompiani L’abbandono. Racconto dagli anni ottanta (Der Verlust. Erzählung aus den 80iger Jahren. A.d.Ü: In Deutschland unveröffentlicht. Eigene Übersetzung des Titels.).

Tondelli meinte, dass „Reisen ein wenig das Erinnern an eine bestimmte Zeit im eigenen Leben ist“ und in seinen Büchern geht er mit einer Leichtigkeit von einer Landschaft zur nächsten über, von einer italienischen Provinzstadt zu einer europäischen Hauptstadt, steigt vom Flugzeug aufs Fahrrad um. Er liebte das Leben in der Emilia Romagna, doch lebte er in Mailand, um zu schreiben und um den Kontakt zur Verlagswelt aufrecht zu erhalten, die ihm mit dem 2001 bei Bompiani erschienenen Heft Quaderni di Panta. Pier Vittorio Tondelli ein Denkmal setzten. Es zeichnet ein aufrichtiges Bild dieses Autors, der in der Erinnerung jener noch lebendig ist, die ihn vor allem von seiner sehr großen menschlichen Seite her kannten.


Da Camere separate (Aus Getrennte Räume)

Un giorno un amico gli aveva detto: «Non vado mai solo quando mi invitano. È naturale che se si invita un cinquantenne come me a un pranzo, a una manifestazione o a un convegno costui vada con la moglie. E da venticinque anni lui mi accompagna ai ricevimenti e ai convegni. Così come io accompagno lui quando viene invitato. È il minimo che dobbiamo fare: non permettere che ci invitino soli». Eines Tages hatte ein Freund zu ihm gesagt: »Ich gehe nie allein, wenn ich eingeladen werde. Wenn man einen Fünfzigjähriger wie mich einlädt, zum Essen, zu einer Veranstaltung oder einem Kongress, dann versteht es sich von selbst, dass er mit seiner Frau kommt. Seit fünfundzwanzig Jahren habe ich einen Lebensgefährten. Und seit fünfundzwanzig Jahren begleitet eben er mich zu Empfängen und auf Kongresse. Das ist das mindeste, was wir uns schuldig sind: Nicht zuzulassen, dass wir alleine eingeladen werden.«